Tra le più straordinarie testimonianze sopravvissute dell’arte romanica, gli affreschi di Sijena occupano da sempre un posto centrale nell’immaginario del patrimonio culturale spagnolo. Negli ultimi tempi, tuttavia, attorno a queste opere si è riaccesa una disputa lunga e complessa: un comune locale ha accusato il museo di Barcellona che le custodisce di non aver assicurato una tutela adeguata, spingendosi fino a minacciare un’azione legale per diffamazione.
Realizzati nel 12esimo secolo da un autore rimasto anonimo, gli affreschi furono concepiti per decorare gli archi della sala capitolare del Real Monastero di Sijena, in Aragona. Per la loro importanza iconografica e artistica vengono spesso paragonati alla “Cappella Sistina del romanico”. Le scene rappresentate raccontano episodi fondamentali della tradizione biblica: dalla Creazione di Adamo ed Eva alla cacciata dal Paradiso, fino alla storia dell’Arca di Noè e del diluvio universale. Il loro stato, però, fu gravemente compromesso durante la guerra civile spagnola, quando un incendio appiccato da gruppi anarchici devastò il monastero. Proprio in quel contesto, nel 1936 le pitture vennero trasferite a Barcellona e, dopo un lungo percorso di restauro, sono state esposte nel 1961 al Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC).

Dopo anni di contenziosi e ricorsi, lo scorso maggio la Corte Suprema spagnola ha stabilito che le opere debbano essere restituite al monastero di Sijena. Il museo è stato quindi chiamato a eseguire la decisione entro un mese, ma la scadenza non è stata rispettata: la direzione del MNAC ha sostenuto che fosse necessario prima effettuare ulteriori verifiche sullo stato di conservazione, prima di procedere a qualsiasi spostamento. Nel frattempo, la tensione è tornata a crescere in occasione di un evento musicale previsto nella Sala Ovale, legato alla presentazione del nuovo album della cantautrice spagnola Rosalía, Lux. Temendo che le vibrazioni generate dal concerto potessero compromettere la fragilità degli affreschi, l’avvocato Jorge Español – rappresentante del comune di Villanueva de Sijena – ha chiesto la cancellazione dell’evento, ma la richiesta non è stata accolta e l’iniziativa si è quindi svolta regolarmente.

In merito alla vicenda, il direttore del MNAC Pepe Serra è intervenuto pubblicamente, definendo inaccettabile l’idea che un concerto possa danneggiare i dipinti, aggiungendo che chi sostiene tali affermazioni dovrebbe farsi visitare da un medico. Le sue parole hanno scatenato una reazione immediata: Español ha annunciato di aver sporto denuncia per diffamazione contro il direttore, richiedendo inoltre 90.000 euro di risarcimento per danni morali. Anche il direttore della cultura della regione Aragona Pedro Olloqui ha attaccato il direttore del museo e lo ha accusato di mostrare un “disprezzo intollerabile”. Un portavoce del MNAC ha dichiarato che nessuna causa risultava ancora depositata, ricordando che la Sala Ovale ospita regolarmente concerti ed eventi grazie alle manovre di isolamento messe a disposizione per gli affreschi, escludendo così qualsiasi rischio.

Riguardo il tema della restituzione invece, la direzione ha difeso la propria posizione, chiamando in causa analisi scientifiche e competenze specialistiche maturate nel corso degli anni. Un rapporto congiunto del governo della Catalogna e del Comune di Barcellona ha rilevato danni in diversi strati pittorici e ha avvertito che cambiamenti climatici, vibrazioni o spostamenti possono accelerare il degrado. Lo stesso rapporto ha però confermato che il museo mantiene le opere in condizioni stabili grazie a un controllo climatico costante e a un monitoraggio continuo.
A completare il quadro, un’ulteriore valutazione dell’ICCROM – organizzazione internazionale con sede a Roma, dedicata alla conservazione del patrimonio culturale – ha raccomandato di effettuare una valutazione completa dei rischi prima di qualsiasi trasferimento. L’ente ha sottolineato che il trasporto e la reinstallazione nel monastero comportano rischi non ancora del tutto definiti e, prima di prendere una decisione definitiva, ha invitato a considerare non solo gli aspetti materiali, ma anche il valore culturale e sociale delle opere.



