Giovanna d’Arco in scena a Trinità dei Monti

Dopo il trionfo a Parigi, Le Procès de Jeanne approda a Roma, nel suggestivo chiostro di Trinità dei Monti

Nel silenzio del chiostro di Trinità dei Monti prende forma uno degli eventi teatrali più attesi della stagione romana: Le Procès de Jeanne, in scena il 29 e 30 maggio 2026 alle ore 21.00. Non si tratta soltanto di una rappresentazione, ma di un’esperienza immersiva che attraversa i confini del teatro tradizionale, fondendo cinema, musica e parola scenica in un dispositivo narrativo complesso e stratificato.

Premiato nel giugno 2025 con il Grand Prix du Syndicat de la Critique a Parigi — insieme ai riconoscimenti per la migliore attrice, Judith Chemla, e per la composizione musicale firmata da Camille Rocailleux — lo spettacolo giunge a Roma con sopratitoli in italiano, ampliando così la propria accessibilità senza tradire l’intensità originaria della lingua scenica.

Al centro, la figura di Giovanna d’Arco, giovane donna che, a distanza di quasi sei secoli dalla morte sul rogo a Rouen nel 1431, continua a interrogare coscienze e immaginari. Il suo processo, qui restituito attraverso i verbali originali, emerge come uno dei primi grandi dispositivi politici della storia: un teatro giudiziario in cui fede, potere e retorica si intrecciano in modo inestricabile.

La regia insiste su questa dimensione liminale, trasformando la scena in uno spazio di tensione tra documento e interpretazione. Giovanna non è soltanto un personaggio storico, ma una voce che si sottrae alla semplificazione: analfabeta secondo la narrazione ufficiale, eppure capace di una lucidità dialettica sorprendente, in grado di smontare con intelligenza e intuizione le accuse mosse da ecclesiastici e giuristi.

Il risultato è un’opera che si muove tra il rigore filologico e una potente suggestione estetica. La musica non accompagna, ma incide; le immagini non illustrano, ma interrogano. E il teatro, nella sua forma più essenziale, torna a essere luogo di confronto radicale tra individuo e istituzione, tra parola e verità. In questo contesto, il chiostro di Trinità dei Monti è parte integrante della drammaturgia: uno spazio carico di storia che amplifica la risonanza simbolica del processo, trasformando lo spettatore in testimone diretto di un evento che continua, ancora oggi, a porre domande irrisolte.