Tra il 26 marzo e il 4 aprile, per dieci sere consecutive, Olafur Eliasson ha trasformato un angolo verde di Salt Lake City, in Utah, in uno spazio immerso nella luce e nel suono. L’installazione multimediale A Symphony of Disappearing Sounds for the Great Salt Lake, proiettata su una grande sfera luminosa collocata nel Memory Grove Park, tra i canyon che si estendono da Capitol Hill fino al lago.
L’installazione, gratuita e aperta a chiunque attraversasse il parco, era collocata lungo i sentieri costellati da ciliegi in fiore, in un punto strategico in cui un ruscello si intreccia con il Gran Lago Salato. Quel paesaggio apparentemente tranquillo, segno di una primavera arrivata un po’ troppo in anticipo, diventa così promemoria tangibile dei cambiamenti climatici che stanno alterando lentamente lo stato del lago. L’opera fa parte di una serie di tredici installazioni commissionate da Wake the Great Salt Lake, un’iniziativa promossa dal consiglio delle arti di Salt Lake City , in collaborazione con il sindaco e Bloomberg Philanthropies, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sul rapido ritiro delle acque del lago.

Il lavoro di Eliasson si basa su una domanda semplice, ma potente: che forma e che suono assume l’estinzione di un ecosistema? Da qui nasce un’installazione che – come spiegato dall’artista – si presenta come una sorta di concerto organizzato dagli animali, che distoglie l’attenzione dagli umani e invita gli spettatori a riflettere sul proprio ruolo nella tutela dell’ambiente. Dal punto di vista visivo, l’opera prendeva vita sulla superficie di una sfera sospesa, animata da fasci di luce provenienti da quattro proiettori posti in diversi punti nel parco. Ogni sera, a partire dalle 21, il “concerto” iniziava con un pulviscolo di punti luminosi e tremolanti, simili a stelle e costellazioni. Gradualmente, le luci si trasformavano in striature dinamiche, evocando la mutevolezza delle correnti del vento. Ogni scena visiva era accompagnata dal cinguettio degli uccelli e, man mano che i suoni si facevano più densi, anche le immagini mutavano, prendendo una forma sempre più astratta.

Felicia Baca, direttrice del consiglio di belle arti, sia l’artista sia l’istituzione volevano che il progetto guardasse non solo alla crisi ecologica, ma anche a possibili futuri per la città e per il lago. In Utah, spiegava, il rapporto con il paesaggio è profondo e immediato, e l’ansia legata al clima influisce anche sul dibattito politico locale. L’idea era quella di sostenere la scena artistica del territorio, ma allo stesso tempo mettere in dialogo artisti locali con figure internazionali che condividessero una sensibilità simile verso le questioni ambientali. Per sottolineare il problema del rapido ritiro del lago, causato dalla deviazione dell’acqua per l’irrigazione dei campi agricoli, l’artista ha utilizzato varie registrazioni sonore provenienti dal Western Soundscape Archive, un’istituzione che documenta i paesaggi sonori degli Stati Uniti. Insieme al produttore gallese Koreless, ha combinato oltre 150 suoni, dando vita ad una composizione in grado di evocare e dare voce alla fauna del luogo.
Il titolo del progetto complessivo, Wake the Great Salt Lake, gioca proprio su un doppio significato: da una parte richiama una veglia funebre per un ecosistema che rischia di scomparire, dall’altra suggerisce un risveglio collettivo, invitando il pubblico a diventare testimone di ciò che sta accadendo — e magari ad agire prima che sia troppo tardi.



