Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026, il Padiglione della Santa Sede si distingue per un progetto che va oltre i confini della tradizionale esposizione artistica, proponendosi come un’esperienza immersiva e profondamente spirituale. Intitolato L’orecchio è l’occhio dell’anima, il padiglione si ispira alla figura di Ildegarda di Bingen, monaca benedettina, filosofa, compositrice e visionaria del XII secolo. La sua riflessione sul rapporto tra percezione sensoriale e dimensione interiore diventa il fulcro concettuale di un progetto che invita il visitatore a riscoprire l’ascolto come via privilegiata di conoscenza e di relazione con il mondo e con il trascendente.
La curatela è affidata a Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, figure di spicco nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, in collaborazione con il collettivo Soundwalk Collective. In linea con il tema generale della Biennale, In Minor Keys, il padiglione si sviluppa come una preghiera sonora, una meditazione collettiva che si articola attraverso suoni, voci, silenzi e vibrazioni. Il progetto si dispiega in due luoghi simbolici della città di Venezia: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice. Spazi carichi di storia e spiritualità che vengono trasformati in ambienti sensoriali, in cui natura, architettura e installazioni artistiche dialogano in modo continuo.


Sono 24 gli artisti coinvolti, provenienti da ambiti diversi, musica, cinema, arti visive, chiamati a confrontarsi con il tema dell’ascolto. Tra i nomi più noti figurano Brian Eno, Patti Smith e Jim Jarmusch, che contribuiscono con opere originali capaci di intrecciare linguaggi differenti in un’unica esperienza percettiva. Elemento centrale del percorso è il suono, inteso non solo come fenomeno acustico ma come strumento di relazione e di consapevolezza. I visitatori sono invitati a indossare cuffie attraverso cui ascoltare composizioni create appositamente per il padiglione: paesaggi sonori che combinano musica, parole, rumori naturali e momenti di silenzio.

Particolarmente significativa è l’installazione nel Giardino Mistico, dove un sistema tecnologico “ascolta” in tempo reale l’ambiente circostante, il vento, i passi, i suoni della città, e li rielabora, restituendoli sotto forma di esperienza sonora dinamica. Il giardino diventa così un organismo vivo, un luogo in cui il confine tra naturale e artificiale si dissolve, dando vita a una percezione amplificata del presente. Il riferimento a Ildegarda di Bingen non è soltanto simbolico: alcune opere dialogano direttamente con i suoi canti liturgici e con le sue visioni cosmiche, creando un ponte tra Medioevo e contemporaneità. La sua idea di armonia universale, in cui ogni elemento del creato è connesso attraverso vibrazioni e suoni, trova una nuova interpretazione attraverso le tecnologie e le sensibilità artistiche del XXI secolo.


