Un’ex fabbrica tessile nel cuore di Palermo si prepara a cambiare volto, diventando uno dei centri più avanzati dedicati all’arte digitale nel Mediterraneo. È questo il destino dell’impianto Gulì, nel quartiere Noce, al centro di un progetto promosso dalla fondazione francese B&B Riccobono, dei coniugi Bernard e Brigitte Riccobono, che porterà alla nascita della nuova sede del MAIIA Museum.
Più che un semplice museo, la futura istituzione si propone come una piattaforma di sperimentazione in cui linguaggi artistici, tecnologie emergenti e ricerca si intrecciano. L’intelligenza artificiale e le esperienze immersive saranno infatti elementi centrali di una programmazione pensata per ridefinire il rapporto tra pubblico e spazio espositivo.

Il progetto architettonico, affidato allo studio Ora-ïto, interviene su una superficie di circa 10mila metri quadrati, mantenendo il carattere storico degli edifici industriali del primo Novecento e reinterpretandoli in chiave contemporanea. La riconversione non riguarda solo gli spazi, ma anche il loro significato: da luogo produttivo a centro di produzione culturale.
In questo senso, il MAIIA Museum si inserisce in una più ampia strategia di rigenerazione urbana che interessa il quartiere Noce, una zona che negli ultimi anni ha mostrato segnali di trasformazione ma che resta ancora segnata da fragilità sociali. L’apertura del museo mira a innescare nuove energie, coinvolgendo residenti, artisti e ricercatori in un processo condiviso.
Accanto alle mostre, il programma includerà residenze, attività formative e laboratori, con l’obiettivo di costruire un ecosistema creativo capace di attrarre talenti e stimolare la partecipazione locale. La dimensione internazionale sarà garantita anche dal legame con la prima sede del museo, attiva a Malta, e dalla volontà dei fondatori Bernard e Brigitte Riccobono di sviluppare una rete culturale su scala mediterranea.
La posizione strategica, non lontana dai Cantieri Culturali alla Zisa, apre inoltre a possibili collaborazioni che potrebbero rafforzare il tessuto artistico cittadino. In questo scenario, il recupero dell’ex stabilimento Gulì non rappresenta solo un intervento architettonico, ma un passaggio chiave nella ridefinizione dell’identità culturale di Palermo, sempre più orientata verso l’innovazione e il dialogo internazionale.


