Nel cuore di una nazione che ha fatto della propria eredità culturale un pilastro identitario, la Grecia compie un passo deciso verso la regolamentazione del mercato artistico contemporaneo. Con l’approvazione della legge n. 5271/2026, il Parlamento ellenico introduce per la prima volta un dispositivo normativo esplicitamente dedicato alla lotta contro la contraffazione di opere d’arte e oggetti da collezione, segnando una cesura rispetto al passato, quando tali reati venivano ricondotti a più generiche fattispecie di frode.
La nuova legislazione nasce in un contesto segnato da una crescente complessità del sistema artistico, dove la digitalizzazione delle vendite e l’espansione delle piattaforme online hanno ampliato le opportunità di scambio, ma anche le zone d’ombra. In questo scenario, la produzione e la circolazione di falsi hanno trovato terreno fertile, rendendo urgente un intervento mirato.

Il provvedimento prevede la creazione di un Dipartimento indipendente per le Opere d’Arte all’interno del Ministero della Cultura, affiancato da un registro ufficiale di periti ed esperti incaricati della valutazione e autenticazione. Si tratta di un tentativo di istituzionalizzare competenze finora disperse, offrendo un quadro più strutturato e riconoscibile per la certificazione delle opere.
Non meno rilevante è l’inasprimento delle pene: la legge stabilisce condanne che partono da sei mesi di reclusione e sanzioni economiche di almeno 5.000 euro, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a dieci anni di carcere e multe che possono toccare i 300.000 euro. È inoltre prevista la distruzione delle opere riconosciute come contraffatte, misura che solleva interrogativi tanto etici quanto conservativi.
Secondo Aliki Tsirliagkou, fondatrice di ArtSpark Consultants ad Atene, il cambiamento più significativo risiede nella ridefinizione del reato stesso: non sarà più necessario dimostrare una transazione economica per configurare l’illecito, ma basterà provare la produzione, l’alterazione o il possesso di un’opera falsa con intento di distribuzione. Una svolta che alleggerisce l’onere probatorio e amplia il raggio d’azione delle autorità.

La legge si inserisce in una sequenza di episodi che hanno scosso il sistema artistico greco negli ultimi anni: dalle operazioni contro reti di traffico illecito di antichità, culminate nel 2025 con numerosi arresti ad Atene, fino al sequestro, nel 2024, di oltre cento opere contraffatte attribuite a maestri del Modernismo greco. A questi si aggiungono episodi di vandalismo che hanno avuto ampia risonanza mediatica, come l’attacco a un’opera esposta alla National Gallery da parte di un membro del Parlamento.
Eppure, non mancano le perplessità. Alcuni operatori del settore mettono in dubbio la capacità del Ministero della Cultura di sostenere un sistema così specializzato, sottolineando il rischio di un’eccessiva centralizzazione delle competenze. Viene inoltre lamentata la mancata consultazione delle associazioni professionali, che rivendicano il ruolo già consolidato degli esperti nominati dai tribunali come garanti di competenza e imparzialità.


