Cattelan inaugura la Design Week con una colazione in Piazza Duomo

Il 20 aprile, insieme a Nicolas Ballario, Cattelan propone un risveglio all’alba con caffè e scambio di oggetti, trasformando la piazza in uno spazio di incontro.

Un anno fa, all’apertura della Milano Art Week, Piazza Duomo si era trasformata in un palcoscenico insolito: una colazione all’alba tra slogan taglienti, caffè e cornetti, orchestrata da Maurizio Cattelan insieme a Nicolas Ballario. Un rito mattutino ironico, pensato per ribaltare le abitudini della città. Quest’anno lo scenario si rinnova per inaugurare la Design Week 2026, sempre nel cuore di Milano e sempre all’alba, ma con una variazione decisiva: la colazione non sarà solo da consumare, ma da mettere in circolo.

Il 20 aprile, dalle 7 alle 9 del mattino, chiunque potrà presentarsi in Piazza Duomo portando con sé un oggetto da scambiare con quello degli altri partecipanti. L’idea è semplice: trasformare il gesto quotidiano del baratto in una pratica collettiva, sospendendo per qualche ora la logica del denaro. In cambio della colazione offerta – firmata Lavazza – il pubblico è invitato a introdurre nella piazza un frammento della propria biografia materiale: un oggetto curioso, affettivo, eccentrico o semplicemente inatteso. Ogni cosa diventa unità di relazione, pretesto narrativo, possibilità di incontro.

Piazza Duomo, di solito attraversata da flussi turistici e ritualità istituzionali, viene così riattivata come spazio di sperimentazione, sottraendosi alla sua funzione ordinaria: non è più soltanto il centro simbolico della città, ma un dispositivo aperto in cui il valore viene negoziato attraverso gesti relazionali e imprevedibili. L’iniziativa – organizzata da Cucù e promossa da Living Corriere e dal Museo del Novecento con il sostegno di Lavazza – si inserisce coerentemente nella pratica artistica di Maurizio Cattelan, che spesso utilizza l’ironia e l’apparente leggerezza come strumenti per interrogare strutture sociali più profonde. In questo caso, la domanda implicita riguarda proprio il valore: cosa rende un oggetto desiderabile? Cosa lo trasforma in qualcosa che si può cedere, scambiare, raccontare?

Così, nel gesto minimo di bere un caffè e scambiare un oggetto, si condensa un’ipotesi più ampia: quella di una città capace di funzionare, anche solo per due ore, secondo regole diverse. Una sospensione leggera ma significativa, in cui Milano si osserva mentre si reinventa.