La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua terza sede sull’Isola di San Giacomo, a Venezia, segnando un passaggio significativo nel proprio percorso istituzionale e ampliando il proprio raggio d’azione in uno dei contesti più simbolici della scena artistica internazionale. Il nuovo spazio, che sarà inaugurato il 7 maggio, si presenta come una piattaforma articolata, pensata per accogliere pratiche contemporanee in dialogo con il paesaggio e con la complessità storica della laguna.
Per l’apertura, la Fondazione propone un programma espositivo ampio e stratificato, che intreccia mostre personali, opere della collezione, progetti documentari e interventi site-specific. Tra i momenti centrali figura Fanfare/Lament, personale di Matt Copson curata da Hans Ulrich Obrist, che combina dimensione espositiva e performativa, con una componente musicale affidata alle composizioni di Oliver Leith. Un progetto che riflette sulla relazione tra immagine, suono e narrazione, muovendosi tra registro lirico e tensione drammatica.

Accanto a questa, Don’t have hope, be hope! riunisce una selezione di opere provenienti dalla Collezione Sandretto Re Rebaudengo, offrendo uno sguardo sulle linee di ricerca che hanno segnato negli anni l’identità della Fondazione. Il titolo stesso suggerisce una postura attiva, trasformando la speranza in azione e responsabilità. Completa il nucleo espositivo Isola di San Giacomo 2022–2026, a story in images, un progetto fotografico che documenta il processo di trasformazione dell’isola. Le immagini di Giovanna Silva e Antonio Fortugno restituiscono le fasi del restauro e dell’adattamento degli spazi, costruendo una narrazione visiva che accompagna la nascita della nuova sede.
Il percorso si estende anche agli spazi esterni, dove una costellazione di installazioni dialoga direttamente con l’ambiente lagunare. Tra gli interventi, opere di Goshka Macuga, Pamela Rosenkranz, Claire Fontaine, Thomas Schütte, Hugh Hayden e Mario García Torres contribuiscono a delineare un paesaggio artistico diffuso, in cui natura e artificio si intrecciano.
Con questa apertura, la Fondazione rafforza il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea, configurando l’isola non solo come sede espositiva, ma come luogo di produzione e sperimentazione. La dimensione laboratoriale si accompagna a una particolare attenzione per la sostenibilità: l’isola è concepita come un sistema autosufficiente, pensato anche come spazio di riflessione sulle urgenze ecologiche. L’accesso al pubblico avviene attraverso un servizio di trasporto dedicato, che collega l’isola ai Giardini, sottolineando la natura insieme appartata e connessa del progetto.



