Nel cuore di Roma, in via Gregoriana 40, la Società delle Api ha presentato la programmazione culturale che accompagnerà il 2026 e il 2027. L”incontro si è svolto attorno ad un tavolo, un gesto semplice ma emblematico, che ha restituito immediatamente la filosofia della società: uno spazio in cui incontro, scambio e condivisione sono parte integrante del progetto culturale.
Come sottolinea Silvia Fiorucci, fondatrice e Presidente dell’organizzazione: «La Società delle Api nasce dal desiderio di costruire una comunità reale attorno agli artisti, offrendo loro non solo uno spazio, ma un contesto in cui poter sviluppare e condividere la propria ricerca. Il programma riflette questa idea: ogni progetto è un’occasione di incontro, un gesto di apertura, un modo per abitare insieme un luogo e trasformarlo.». Un’affermazione condivisa dagli altri interventi dell’incontro, tra cui quello di Lorenzo Gigotti, cofondatore di NERO Editions: «La dimensione ricercata dalla società delle api è orizzontale, organica, molto legata alla collezione e proiettata verso la costruzione di uno spazio d’incontro e di relazione».

Una Fondazione che nasce dalle relazioni
L’organizzazione infatti si sviluppa come una geografia culturale in movimento, il cui cuore è la sede di Roma, ma si estende anche a Venezia e Kastellorizo, seguendo i percorsi di ricerca degli artisti coinvolti. Il programma del 2026 prende forma da questa continuità, in cui mostre, residenze ed incontri pubblici non sono degli eventi isolati, ma momenti fondamentali di un processo condiviso. Il primo capitolo della programmazione si apre con la residenza romana di Pol Taburet, ospitato nello spazio di via Gregoriana durante il suo soggiorno creativo a Villa Medici, in vista della sua mostra personale prevista il 15 maggio 2026. Nella sua pittura convivono suggestioni legate alle sue origini caraibiche, riferimenti alla tradizione pittorica e immagini popolate da figure ibride, sospese tra umano e animale, tra dimensione corporea e spirituale.
Durante la primavera, l’orizzonte del progetto si allarga anche alla sede veneziana della Fondazione. Da metà aprile e per tutta la durata della Biennale, Chiara Camoni e il Centro di Sperimentazione – che accompagna l’artista da diversi anni come pratica di autorialità condivisa – sono ospitati a Palazzo Lezze Michiel a Venezia, dove preparano l’allestimento del Padiglione Italia la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte. Qui, la creazione artistica si intreccia con il contesto storico e urbano della città, trasformando il lavoro in un’esperienza immersiva e collettiva.

Le mostre
Dal 22 aprile al 23 settembre 2026, sarà visitabile Soglia / Common Acts, mostra concepita da Francis Offman a partire dalla collezione di Silvia Fiorucci. Più che una semplice esposizione, il progetto trasforma la visita in un’esperienza sensoriale: un grande arazzo steso sul pavimento accoglie chi entra, e attraversarlo richiede di togliersi le scarpe, segnando il passaggio da fuori a dentro. La mostra si articola attorno a gesti quotidiani – camminare, sedersi, sostare – evocando più l’atmosfera di una casa che quella di una galleria. Sale e materiali, colori e profumi creano una percezione graduale dello spazio, dove le opere di Chiara Camoni, Sol Calero, Carla Accardi, Pier Paolo Calzolari, Etel Adnan e Formafantasma dialogano con semplicità e una dimensione domestica dell’arte.
L’autunno porterà invece negli spazi della Società delle Api una mostra personale di Chiara Camoni, curata da Alice Motard. Il progetto – visibile dal 9 ottobre fino a fine gennaio 2027 – riunirà diverse opere dell’artista, che da anni sviluppa una pratica fondata sul lavoro collettivo e sulla collaborazione con gruppi informali. Scultura, ceramica e disegno diventano strumenti per esplorare il rapporto tra creazione artistica e dimensione comunitaria.


Il public program: la poesia e il corpo come luoghi di ricerca
Parallelamente alle mostre, la Società delle Api costruisce anche uno spazio di riflessione attraverso vari incontri. Il 21 maggio, il 25 giugno e il 9 luglio 2026, prende forma Langue Lost, Language Found: Poetic Interventions, un ciclo di tre incontri ideato dalla poetessa e performer Allison Grimaldi Donahue. Il progetto mette al centro la poesia contemporanea, pensata non solo come scrittura ma come pratica condivisa. Performance, letture e workshop trasformano lo spazio dell’organizzazione in un laboratorio aperto, dove artisti e poeti sono invitati a sperimentare nuove forme di relazione tra parola, corpo e presenza.
All’inizio del 2027 sarà invece la storica dell’architettura Bianca Felicori a curare Your Body, Your Habitat, un programma di incontri che indaga il rapporto tra corpo, abito e architettura. Il punto di partenza è un’idea semplice ma potente: l’abito come prima forma di abitazione. Attraverso conversazioni e presentazioni, il progetto esplora come tra gli anni Sessanta e Duemila artisti, architetti e designer abbiano immaginato nuovi modi di abitare lo spazio, tra sperimentazione tecnologica e approcci interdisciplinari.


Le residenze: spazi di respiro creativo
Un ruolo centrale nella programmazione è occupato dalle residenze, pensate come spazi di tempo e di lavoro aperti, che permettono agli artisti di rallentare il ritmo della produzione e concentrarsi sulla ricerca. Come racconta Silvia Fiorucci: «Non chiediamo mai niente in cambio, gli artisti possono venire anche per il piacere di riposarsi. In un momento in cui siamo sempre costretti a correre, la Società delle Api offre degli spazi per fermarsi e riprendere fiato». Durante l’estate 2026 l’artista Valentine Prissette sarà ospitata a Roma per un periodo di lavoro diviso in due sessioni. Il suo progetto nasce dall’osservazione della città e dai materiali trovati nello spazio urbano. Oggetti e frammenti raccolti diventano il punto di partenza per dipinti su tessuto che evocano ambienti domestici sospesi tra memoria e immaginazione.
A ottobre la programmazione si sposterà sull’isola di Kastellorizo, dove i designer Niklas Böll e Simon Stanislawski, membri del collettivo berlinese und.studio, prenderanno parte a una residenza presso Porta Rossa. Qui svilupperanno un progetto costruito interamente con materiali reperiti sull’isola. Il lavoro nascerà quindi dal dialogo con il paesaggio e con la comunità locale, dando forma a oggetti e strutture che riflettono l’incontro tra elementi naturali e materiali sintetici riciclati.

Una programmazione che celebra la pluralità di voci
Nel suo insieme, il programma della Società delle Api non segue una struttura rigida fatta di eventi isolati, ma si sviluppa come un percorso continuo in cui mostre, residenze e incontri pubblici si intrecciano tra loro. Tra Roma, Venezia e Kastellorizo prende forma una rete di luoghi e relazioni che accompagna il lavoro degli artisti nel tempo. In questo sistema, l’ospitalità diventa più di un gesto: è il metodo attraverso cui si costruisce una comunità culturale capace di crescere, trasformarsi e accogliere nuove esperienze.



