Si intensifica il dibattito attorno alla partecipazione di Israele alla prossima Biennale di Venezia. Belu-Simion Fainaru, artista scelto per rappresentare il Paese, ha risposto alle richieste di esclusione con una dichiarazione in cui ribadisce la propria contrarietà ai boicottaggi culturali e sottolinea il valore del dialogo. «Non sostengo i boicottaggi culturali», ha affermato Fainaru, evidenziando come l’arte debba restare uno spazio aperto di confronto, soprattutto nei momenti di crisi. Secondo l’artista, limitare la partecipazione significherebbe ridurre la capacità dell’arte di favorire lo scambio e la comprensione tra prospettive diverse.

Le richieste di esclusione sono state avanzate, tra gli altri, dall’Art Not Genocide Alliance, che ha promosso una lettera aperta firmata da decine di artisti coinvolti nella mostra principale e da rappresentanti di diversi padiglioni nazionali. Il documento accusa lo Stato israeliano di utilizzare la Biennale come strumento di legittimazione culturale in un contesto segnato dal conflitto in corso.
La questione si inserisce in un quadro più ampio di tensioni politiche che coinvolgono la manifestazione veneziana. Anche la partecipazione della Russia ha suscitato critiche e prese di posizione, contribuendo a riaccendere il dibattito sul ruolo delle istituzioni culturali internazionali. La Biennale ha ribadito la propria linea, dichiarando di non poter escludere Paesi riconosciuti dall’Italia e riaffermando il principio di apertura e libertà artistica. L’istituzione si definisce infatti «uno spazio di dialogo» che rifiuta ogni forma di censura.

Nel suo intervento, Fainaru ha inoltre descritto il progetto che presenterà a Venezia, intitolato Rose of Nothingness. L’installazione prevede una vasca riflettente riempita con un liquido scuro e si propone come una riflessione sul concetto di assenza e trasformazione.
Il precedente più recente risale all’edizione del 2024, quando l’artista israeliana Ruth Patir decise di chiudere il proprio padiglione nel giorno dell’inaugurazione, subordinandone la riapertura a un cessate il fuoco a Gaza e al rilascio degli ostaggi.


