Il nuovo videogame di Hermès porta tutti a cavallo

In collaborazione con l'artista Dimitri Rybaltchenko, la maison firma un'esperienza immersiva in un universo surreale da esplorare a cavallo

La casa di moda parigina Hèrmes, fondata nel 1837 proprio come selleria, non ha mai abbandonato davvero il proprio legame originario con il cavallo, animale che più di tutti la rappresenta.
Nata infatti per rispondere alle esigenze di nobili e aristocratici, la maison si afferma presto nella produzione di oggetti che uniscono funzionalità e maestria artigianale. Selle e finimenti Hermès, progettati per il benessere di cavallo e cavaliere, diventano rapidamente un riferimento nel mondo dell’equitazione.

Con il tempo, Hermès amplia la propria attività, passando dagli accessori per cavalli a prodotti destinati all’élite parigina. Negli anni Venti, sotto la guida di Émile Hermès, nascono borse, valigie e accessori che reinterpretano l’estetica equestre: anche il logo della maison, la carrozza trainata da un cavallo, ispirata a Le Duc Attelé di Alfred de Dreux, richiama esplicitamente queste origini, diventando emblema di una visione fondata su tradizione, cura del dettaglio ed eleganza. Non è un caso allora, se in occasione del Saut Hermès, il concorso di salto a ostacoli ospitato al Grand Palais di Parigi, si stato invitato l’artista Dimitri Rybaltchenko a ideare un’esperienza immersiva in realtà virtuale capace di trasportare il pubblico nel proprio immaginario.

Collaboratore storico del brand (firma dei carré in seta dal 1990, sulle orme di una tradizione familiare) Rybaltchenko ha costruito un universo onirico accessibile tramite visore e cuffie, da vivere simbolicamente a cavallo. I partecipanti presenti all’evento, invitati a salire su un cavallo a dondolo e indossare un visore e una cuffia, infatti, hanno avuto la possibilità di intraprendere un viaggio sensoriale e surrealista ispirato all’universo equestre di Hermès e al claim 2026 della campagna Venture Beyond. Come spesso accade nelle operazioni più riuscite del brand, che si affida alla direzione artistica generale di Pierre-Alexis Dumas, l’oggetto diventa pretesto per raccontare un’idea: qui, quella di un lusso che non coincide con la funzionalità, ma con la capacità di aprire immaginari, spingersi oltre i limiti e affrontare nuove sfide, guidati, in questo caso, dallo slancio del movimento.