Notre-Dame, le vetrate di Claire Tabouret dividono il pubblico francese

Quasi 335mila firme sono state raccolte per bloccare il progetto, che andrebbe a sostituire le vetrate dell'architetto Viollet-le-Duc

Il restauro della cattedrale, avviato dopo il devastante incendio del2019 che ha distrutto la guglia e parte del tetto, ha riacceso il dibattito sul futuro di uno dei simboli più iconici di Parigi e dei suoi storici elementi architettonici e decorativi. Una delle questioni centrali delle polemiche riguarda le vetrate realizzate dall’architetto Eugène-Emmanuel Viollet-le-Duc, collocate nelle cappelle lungo il lato sud della navata.

Queste finestre, realizzate durante il restauro avvenuto tra il 1844 e il 1864, mostrano motivi geometrici e floreali realizzati con la tecnica delle grisailles: superfici chiare, quasi in scala di grigi, punteggiate da inserti di colore, e ad oggi sono il fulcro di un caso definito dalla stampa francese come “la lite delle vetrate”, o più poeticamente “le finestre della discordia”. Alla fine del 2023, il presidente Emmanuel Macron, insieme all’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich, ha annunciato l’intenzione di sostituire sei delle sette finestre meridionali con opere commissionate a un artista contemporaneo, presentando l’iniziativa come un “gesto contemporaneo” volto a dare nuova vita alla cattedrale.

Il progetto è stato affidato all’artista Claire Tabouret, le cui opere – ispirate al racconto della Pentecoste -saranno trasformate in vetrate colorate con la collaborazione dei maestri artigiani dell’Atelier Simon-Marq. I modelli a grandezza naturale delle nuove finestre, attualmente esposte al pubblico nelle sale del Grand Palais, permetteno di immaginare come queste esplosioni di colore andranno a dialogare con gli spazi storici della navata. I sostenitori dell’iniziativa ritengono che l’intervento sia legittimo: le vetrate di Viollet-le-Duc non risalgono al Medioevo e nel corso dei secoli, la cattedrale ha frequentemente accolto nuovi interventi artistici, integrandoli armoniosamente al suo interno. Secondo Philippe Jost, responsabile del restauro della cattedrale dopo l’incendio, l’obiettivo è introdurre nuove immagini che aggiungano “significato” e “bellezza”, mantenendo al contempo una certa coerenza con una vicina vetrata figurativa che raffigura l’Albero di Iesse.

Ph: Simon Lerat

Gli oppositori, al contrario, temono che la sostituzione comporti la perdita di un patrimonio storico ancora intatto: le finestre infatti, non risultano danneggiate dall’incendio, ma soltanto ricoperte da uno strato di fuliggine rimosso prontamente durante degli interventi di restauro. Altri invece hanno interpretato la mossa come un tentativo di Macron di lasciare un’impronta personale sulla cattedrale. Una petizione, lanciata a supporto della causa, ha raccolto oltre 335mila firme, mentre la Commissione nazionale per il patrimonio e l’architettura e l’Accademia di Belle Arti si sono espresse ufficialmente contro il progetto.

A complicare ulteriormente il caso si aggiungono lo status di Notre-Dame come sito patrimonio dell’UNESCO e le linee guida della Carta di Venezia, un trattato internazionale del 1964 che impone criteri molto rigorosi per qualsiasi intervento su monumenti storici. La rimozione di elementi già integrati nella struttura diventa quindi un’operazione delicata, resa ancora più incerta dall’ombra di un possibile contenzioso legale, portato avanti dall’associazione parigina Sites & Monuments, che ha annunciato l’intenzione di bloccare qualsiasi tentativo di rimuovere le vetrate di Viollet-le-Duc. Il presidente Julien Lacaze, in una dichiarazione rilasciata ad ARTnews, che il problema non è l’arte contemporanea in sé, ma la sottrazione di elementi storici ancora intatti.

Dal suo canto, Claire Tabouret ha raccontato la sua visione del progetto, consapevole delle resistenze che circondano ogni intervento su opere storiche. In un’intervista su Le Monde, ha spiegato di aver sempre nutrito il desiderio di avvicinare le persone e far comprendere punti di vista diversi. Accettare la commissione di Notre-Dame rappresenta per lei l’occasione di confrontarsi con una controversia reale, cercando di favorire un dialogo privo di arroganza e di certezze. In questo senso, il progetto diventa un’estensione naturale del suo ruolo di artista: accogliere il dubbio, l’ambiguità umana e la complessità dell’ignoto, trasformandoli in un’opera capace di parlare a chi la osserva, indipendentemente dalle posizioni iniziali.

Ph: BEBEL MATSUMIYA