Il Ministero della Cultura lancia una nuova campagna social dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano, scegliendo di spostare l’attenzione non solo sui grandi capolavori e sui luoghi iconici, ma anche sui processi meno visibili che ne garantiscono la conservazione e la trasmissione nel tempo. L’iniziativa, promossa dalla Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione insieme all’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library, si inserisce nel più ampio quadro degli interventi previsti dal PNRR Cultura e mira a rendere accessibile al pubblico il lavoro quotidiano svolto all’interno di musei, archivi e biblioteche.
Attraverso una narrazione pensata per i canali social, la campagna accompagna gli utenti dentro i cantieri di digitalizzazione attivi su tutto il territorio nazionale, mostrando attività come la scansione ad alta definizione di manoscritti, la catalogazione di fondi archivistici e la creazione di modelli tridimensionali di opere e reperti. Un racconto che intende trasformare il “dietro le quinte” in contenuto culturale, avvicinando il pubblico a pratiche tecniche spesso percepite come distanti ma fondamentali per la tutela del patrimonio. Il progetto si sviluppa su scala nazionale con numeri significativi: sono centinaia i cantieri già operativi e milioni le risorse digitali che si prevede di produrre entro il 2026. La digitalizzazione riguarda un’ampia varietà di materiali, dai documenti d’archivio ai beni librari, fino agli oggetti archeologici e numismatici, e si avvale di tecnologie avanzate capaci di garantire elevati standard di qualità e conservazione.
Al centro c’è anche una riflessione sul ruolo della comunicazione istituzionale, che in questo caso si propone come strumento di mediazione tra il lavoro specialistico e il pubblico, contribuendo a costruire una maggiore consapevolezza sull’importanza della digitalizzazione non solo come pratica tecnica, ma come leva strategica per l’accessibilità e la fruizione del patrimonio culturale. In questo senso, l’operazione del MiC si colloca in una prospettiva più ampia, in cui la trasformazione digitale diventa parte integrante delle politiche culturali e un elemento chiave per proiettare il patrimonio italiano in una dimensione sempre più aperta e condivisa.



