Manifesta 16 Ruhr: la memoria del passato guida il futuro, ma l’Italia è assente

La biennale itinerante trasforma 12 chiese in spazi d’arte contemporanea, ma anche qui, come a Venezia, nessun artista italiano

Manifesta, la biennale d’arte contemporanea nomade, che da sempre intreccia riflessioni sociali e visioni urbanistiche, torna per la sedicesima edizione a muoversi tra le città della regione di Ruhr, in Germania. Bochum, Essen, Duisburg e Gelsenkirchen, dal 21 giugno al 4 ottobre, faranno da palcoscenico ad una trasformazione culturale unica nel suo genere. La rassegna, che quest’anno celebra i suoi trent’anni, sarà diretta dall’architetto e urbanista catalano Josep Bohigas, insieme ai curatori René Block, Leonie Herweg, Henry Meyric Hughes, Michael Kurtz, Ana Rottenberg, Krzysztof Kosciuczuk e Gürsoy Doğtaş.

Custodire la memoria per plasmare il futuro

Intitolato This is not a church, il progetto si ispira ai Trümmerziegel – termine che identifica i mattoni di macerie del dopoguerra -, simbolo di come dei frammenti del passato possano essere riutilizzati per costruire un futuro condiviso. L’idea si incarna perfettamente nelle di dodici chiese dismesse scelte per ospitare interventi artistici che interrogano il passato per immaginare nuove forme di coesione sociale. Questi luoghi, che conservano una memoria collettiva e una forte carica simbolica, diventano recipienti di nuove narrazioni che intrecciano cultura, memoria e socialità. Attraverso archivi, opere e testimonianze, la biennale restituisce la complessità storica della regione, mentre pratiche artistiche partecipative ridefiniscono il ruolo contemporaneo di queste architetture.

St. Josef, Gelsenkirchen © Anton Vichrov

Oltre cento artisti di fama internazionale, provenienti da più di trenta paesi, prendono parte a questa edizione, portando una molteplicità di linguaggi, esperienze e visioni che trasformano la biennale in un vero crocevia globale di sperimentazione e dialogo. pere, installazioni e interventi site-specific dialogano tra loro, generando un tessuto culturale ricco e complesso, capace di riflettere sulle sfide sociali, storiche e geopolitiche del nostro tempo. Eppure, come spesso accade anche in contesti europei di grande prestigio come la Biennale di Venezia, non figura alcun artista italiano. Questa assenza, seppur sorprendente, invita a una riflessione più ampia: l’arte italiana contemporanea, pur viva e creativa, sembra spesso rimanere ai margini dei circuiti internazionali più influenti.

TransFemina, 2025 © Pele. Foto © Paulo Pimenta

Il visitatore come co-creatore

Manifesta 16 Ruhr, oltre ad agire sugli spazi, altera anche il ruolo del pubblico, che da semplice spettatore diventa parte attiva della manifestazione. Grazie al Programma di Educazione e Mediazione, un team di mediatori accompagnerà i visitatori lungo il percorso, facilitando il dialogo tra le pratiche degli artisti. Durante i percorsi guidati, chiamati Walks, i visitatori visiteranno le varie sedi della biennale, riflettendo sui significati storici e contemporanei di questi spazi trasformati. Il coinvolgimento delle nuove generazioni è affidato a Youth Shift, che offre la possibilità di sviluppare nuovi sguardi sull’arte contemporanea e rafforzare il radicamento locale della biennale. Il progetto Scuole, Quartiere e Noi favorisce collaborazioni tra studenti e artisti, realizzando interventi site-specific su temi come identità, linguaggio e comunità. Spotlights dà voce a gruppi segnati da esperienze di discriminazione, mentre laboratori e summer school per scuole e famiglie esplorano lo spazio pubblico come luogo di costruzione della comunità.

In ogni intervento, in ogni passeggiata tra le chiese trasformate, Manifesta conferma il suo sguardo urbanistico e sociale: un’arte che non solo osserva il territorio, ma lo abita, lo trasforma e lo rende nucleo di incontro e riflessione collettiva.

Ruhr Area © Dirk Rose