Giorgios Tsagarakis, noto volto televisivo e gallerista greco, è stato arrestato ad Atene con accuse pesanti: traffico di opere contraffatte, commercio di oggetti rubati e gestione di un presunto giro illegale di antichità saccheggiate. Le autorità della Divisione contro il Crimine Organizzato hanno arrestato l’uomo insieme ad un suo collaboratore, mettendo fine – secondo gli investigatori – ad una vasta rete di falsificazione e distribuzione illegale d’arte.
Le indagini hanno portato ad una serie di perquisizioni in alcune delle zone più eleganti della capitale, tra cui Kolonaki, Elliniko e Glyfada. Proprio in quest’ultimo quartiere, le autorità hanno scoperto un vero e proprio deposito di oggetti sospetti. Tra i lavori sequestrati figurano 321 dipinti – considerati per la maggior parte falsi dagli esperti della Galleria Nazionale di Atene -, quattro antiche icone religiose in legno, un Vangelo e vari artefatti di origine bizantina. A completare il quadro, nel magazzino sono state ritrovate anche ingenti somme di denaro in contanti – circa 27mila euro e 32mila dollari -, un’arma da fuoco e diverse camere fotografiche che potrebbero contenere prove rilevanti.

Secondo quanto emerso finora, uno degli elementi chiave dell’inchiesta sarebbe arrivato proprio dai social media. Gli investigatori sarebbero riusciti a risalire a Tsagarakis dopo la pubblicazione di un video sui social in cui il mercante mostrava una serie di oggetti: proprio quelle immagini avrebbero fornito agli inquirenti gli elementi necessari per ottenere il mandato di perquisizione e dare avvio all’operazione. Nel frattempo, il caso ha assunto risonanza nazionale quando alcuni collezionisti hanno dichiarato di aver riconosciuto alcune opere, sostenendo che non appartenessero al gallerista. La giornalista Lola Daifa, ha inoltre affermato di aver identificato un ampio di orecchini che le erano stati rubati anni fa.

Le accuse mosse contro i sospetti sono numerose e gravi e, mentre il collaboratore arrestato è accusato di ricettazione di beni archeologici di grande valore, Tsagarakis dovrà rispondere a ben cinque capi d’accusa. In risposta, la Tsagarakis Gallery LTD ha pubblicato una dichiarazione ufficiale in cui ogni accusa viene respinta e gli oggetti ritrovati vengono identificati come parte della collezione del proprietario, ereditata dai genitori circa 40 anni prima.
Nel frattempo, le autorità greche stanno continuando le indagini, verificando se i manufatti religiosi recuperati possano essere legati ai furti avvenuti negli ultimi anni in monasteri e collezioni private tra Grecia e Cipro, un aspetto che potrebbe far emergere nuovi sviluppi nel caso.



