Calafuria x Pantone e l’estetica del rosato

In collaborazione con il Pantone Color Institute nasce Calafuria, una totalità tra il rosa e il pesca, luminosa e vibrante, come la luce di un’estate mediterranea


Il rosato Calafuria di Tormaresca inaugura una collaborazione con il Pantone Color Institute dando forma a un progetto che trasforma il colore del vino in un vero e proprio codice visivo. Nasce così Calafuria Pink, una tonalità definita attraverso un processo di analisi cromatica che interpreta e sintetizza l’identità del vino e del suo territorio di origine. Il risultato prende corpo nella Magnum d’Artista 2025, edizione limitata che prosegue e rinnova il dialogo del brand con la creatività contemporanea.

Rispetto alle edizioni precedenti, il progetto segna uno spostamento significativo: non è più il segno grafico a guidare la narrazione, ma il colore stesso del rosato, studiato e codificato insieme a Pantone. Ne emerge una nuance sospesa tra pink e peach, capace di restituire visivamente la luce e le atmosfere della costa adriatica dell’Alto Salento. La bottiglia si configura come un oggetto di design, in cui il colore diventa elemento identitario e dispositivo narrativo, capace di estendere l’esperienza del vino oltre il suo contenuto.

La nuova edizione della Magnum d’artista segna un’evoluzione nel percorso intrapreso dal brand: non più soltanto una bottiglia decorata, ma un progetto che costruisce un’identità cromatica codificata, pensata per estendersi oltre il singolo oggetto. In questo senso, la collaborazione con Pantone introduce un elemento di sistema, trasformando il vino in segno grafico e comunicativo. Prodotto nella tenuta Masseria Maìme, Calafuria si è affermato negli anni come espressione contemporanea del rosato pugliese, associato a un immaginario fatto di luce, estate e convivialità.

Un’iniziativa che unisce vino, estetica e strategia, in cui il colore diventa veicolo di identità e riconoscibilità: l’azienda traduce il territorio in un linguaggio visivo universale, capace di dialogare con il contemporaneo e di posizionare il rosato pugliese all’interno di un immaginario sempre più ampio, tra cultura vinicola e comunicazione globale.