Bronzi del Benin, da Zurigo il ritorno in Nigeria

Riconosciuta la provenienza coloniale di undici manufatti custoditi in istituzioni svizzere e saccheggiati nel 1897


La città di Zurigo compie un nuovo gesto simbolico e politico nel lungo processo di restituzione del patrimonio africano sottratto durante il colonialismo. Undici Bronzi del Benin conservati al Museo Rietberg saranno restituiti alla Nigeria, nell’ambito di un accordo più ampio che coinvolge anche il Völkerkundemuseum dell’Università di Zurigo e il Musée d’ethnographie di Ginevra, per un totale di 28 oggetti. La decisione arriva dopo anni di ricerche sulla provenienza delle opere, condotte nell’ambito della Benin Initiative Switzerland. Gli studi hanno stabilito che i manufatti furono «certamente o con elevata probabilità» saccheggiati durante la spedizione punitiva britannica del 1897 contro il Regno del Benin, uno degli episodi più emblematici di appropriazione coloniale di beni culturali africani.

Nel dettaglio, il museo etnografico dell’Università di Zurigo restituirà 14 oggetti, il Museo Rietberg 11 e l’istituzione ginevrina altri tre. L’accordo di restituzione è stato formalizzato a Zurigo alla presenza delle autorità svizzere e del direttore della National Commission for Museums and Monuments nigeriana, organismo che negli ultimi anni ha intensificato le richieste ufficiali di rimpatrio. Per le istituzioni coinvolte, la restituzione rappresenta un atto di responsabilità etica oltre che scientifica. Le ricerche di provenienza hanno infatti dimostrato come molti di questi oggetti siano entrati nelle collezioni europee attraverso il mercato dell’arte internazionale dopo il saccheggio coloniale.

I Bronzi del Benin, un insieme di sculture e rilievi realizzati tra il XVI e il XVIII secolo per il palazzo reale di Benin City, sono tra i più importanti patrimoni artistici africani e al centro di un acceso dibattito internazionale sulla restituzione dei beni culturali. Il caso svizzero si inserisce in un contesto più ampio: negli ultimi anni diversi Paesi europei hanno avviato programmi di restituzione, dalla Germania ai Paesi Bassi fino al Regno Unito, segnando un cambio di paradigma nel rapporto tra musei occidentali e patrimoni extraeuropei. Con questo trasferimento, la Svizzera rafforza un approccio collaborativo basato sul dialogo con i Paesi d’origine, contribuendo a ridefinire il ruolo dei musei contemporanei non più come semplici custodi, ma come attori responsabili nella rilettura critica della storia coloniale.