Biennale, distrutta la caffetteria Leone d’Oro di Tobias Rehberger

Nel corso dei lavori al Padiglione Centrale è stata rimossa e distrutta senza comunicazioni ufficiali l’installazione premiata nel 2009. Al suo posto uno spazio progettato da Labics

Nel 2009, la 53ª Biennale Arte di Venezia premiava con il Leone d’Oro Tobias Rehberger, allora poco più che quarantenne, per un intervento che trasformava la caffetteria del Padiglione Centrale in un’opera immersiva. Intitolata Was du liebst, bringt dich auch zum Weinen, ovvero “Ciò che si ama fa anche piangere”, oggi l’installazione non c’è più: con il restauro del Padiglione è stata inaugurata una nuova caffetteria, stavolta progettata dallo studio Labics.

Com’era l’opera di Rehberger

Nel 2009 il lavoro presentato dall’artista che si è poi aggiudicato il Leone d’Oro sovvertiva la neutralità del cosiddetto white cube per dar vita a un ambiente totalizzante, in cui l’occhio veniva costantemente messo in crisi. Superfici bianche e nere, attraversate da pattern geometrici e disorientanti – strisce, punti, rifrazioni – costruivano una scenografia ottica che evocava il razzle-dazzle painting, la tecnica mimetica adottata dalle navi britanniche durante la Prima guerra mondiale. L’effetto era allora cognitivo: lo spazio si sottraeva alla stabilità, costringendo il visitatore a un’esperienza instabile, quasi vertiginosa.

Eppure, proprio questa dimensione perturbante si accompagnava a una sorprendente qualità conviviale. Il bar diventava rifugio, luogo di sosta e di incontro, frequentato non solo dai visitatori ma anche dagli addetti ai lavori, che vi trovavano un raro spazio di pausa all’interno della frenesia dei Giardini. Il grande tavolo centrale, i mobili progettati ad hoc in collaborazione con Artek, contribuivano a costruire un’atmosfera al tempo stesso straniante e accogliente.

Perché è stata smantellata

Negli anni quella caffetteria d’autore ha iniziato a mostrare i segni del tempo. Pensata come installazione permanente e realizzata con materiali sostenibili, è progressivamente scivolata in una condizione di obsolescenza. Ma è nel recente intervento di restauro del Padiglione Centrale che si consuma la frattura più netta: il 19 marzo lo spazio è stato smantellato e distrutto, senza comunicazioni ufficiali, senza un momento di commiato, senza un apparato documentario che ne conservasse la memoria.

Al suo posto è stata inaugurata una nuova caffetteria progettata dallo studio Labics: un ambiente aperto, luminoso, attraversato da ampie vetrate che mettono in relazione diretta interno ed esterno, superando la dimensione chiusa e introversa del precedente. Una scelta architettonica coerente con una visione più contemporanea dell’accoglienza, ma che si accompagna a una rimozione silenziosa di ciò che quel luogo aveva rappresentato.