È nella voce del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che la questione del ritorno della Russia alla Biennale di Venezia trova un decisivo punto di frizione. Le sue parole, pronunciate durante la presentazione del rinnovato Padiglione Centrale, non lasciano spazio a ambiguità operative: se il padiglione russo dovesse trasformarsi in uno strumento di propaganda, verrebbe chiuso. Eppure, nello stesso respiro, emerge un’altra linea, meno perentoria e più complessa: Venezia deve restare un luogo di dialogo, un laboratorio aperto in cui la cultura non si piega alla logica della censura.

Questa doppia postura, tra fermezza politica e apertura culturale, restituisce con chiarezza la natura profondamente ambivalente della città lagunare. Da un lato, Brugnaro ribadisce il proprio sostegno all’Ucraina, ricordando anche il gemellaggio con Odessa, segno tangibile di un impegno che va oltre le dichiarazioni. Dall’altro, invita a distinguere tra responsabilità statali e identità culturali, separando il governo russo dal suo popolo, e quindi dalla possibilità che artisti e operatori culturali possano trovare ancora spazio in un contesto internazionale.
È proprio in questa distinzione che si gioca la partita più delicata. La partecipazione russa alla Biennale, annunciata attraverso un programma musicale legato alla tradizione, arriva infatti in un momento in cui le istituzioni europee mantengono alta l’attenzione sul rispetto delle sanzioni. Il rischio evocato da Brugnaro non è soltanto quello di una presenza “scomoda”, ma di una rappresentazione che possa scivolare nella narrazione ufficiale di uno Stato in guerra.
Le sue dichiarazioni si inseriscono in un dibattito più ampio che coinvolge anche il Ministero della Cultura e la governance stessa della Biennale. Ma è significativo che il primo intervento politico forte provenga proprio dalla città ospitante. Venezia in questo senso si afferma come soggetto attivo: uno spazio che storicamente ha fatto della mediazione la propria cifra, e che oggi si trova a ridefinire i limiti di quella stessa vocazione.



