Reperti archeologici in vendita su eBay: il Messico impone il rimpatrio

Il caso dimostra la difficoltà nel commercio di beni culturali su piattaforme come eBay, dove la linea tra legalità e tutela del patrimonio è estremamente sottile

Quasi duecento reperti archeologici preispanici sono comparsi in vendita su eBay, attirando l’attenzione delle autorità messicane e aprendo un caso che ha rapidamente assunto una dimensione internazionale. Secondo il governo messicano, molti gli oggetti farebbero parte del patrimonio culturale nazionale: manufatti che non dovrebbero trovarsi fuori dal Paese e, tanto meno, essere venduti online.

La segretaria alla Cultura del Messico Claudia Curiel de Icaza, ha reso pubblica la vicenda, spiegando come i ricercatori dell’Instituto Nacional de Antropologìa e Historia (INAH) abbiano analizzato gli annunci e riconosciuto vari oggetti parte del patrimonio del Paese. Da qui la richiesta formale rivolta alla piattaforma online: sospendere ogni vendita e avviare le procedure per il rimpatrio dei beni. Secondo la legislazione messicana infatti, l’esportazione di reperti archeologici è vietata dal 1827: la loro presenza all’estero sarebbe quindi legata a scavi illegali e traffici clandestini.

Le istituzioni si sono subito mosse per la risoluzione del caso: l’INAH ha attivato il proprio ufficio legale, coinvolgendo la Procura generale del Messico e il Ministero degli Esteri. Allo stesso tempo sono stati avviati i contatti con l’Interpol e varie autorità statunitensi, tra cui Homeland Security Investigations. L’obiettivo di questa mobilitazione internazionale è bloccare le vendite e aprire un percorso diplomatico e giudiziario che porti al ritorno dei beni in Messico. Molti dettagli del caso rimangono riservati: la descrizione precisa dei 195 reperti non è stata diffusa, rendendo così difficile individuare tra i lotti presenti online, quelli effettivamente oggetto delle indagini.

Il venditore, dal nome Coin Artifacts, respinge ogni accusa. Attivo su eBay dal 2010 con oltre 230mila transazioni concluse, l’uomo – che si presenta come “Tom” – sostiene che gli oggetti provengano da una collezione privata statunitense, nata tra gli anni Cinquanta e Sessanta. A suo dire quindi, sarebbero tutti stati acquistati legalmente, con provenienza documentata dalla galleria newyorkese Arte Primitivo. Il venditore richiama inoltre la legislazione americana, che afferma che i beni culturali entrati nel Paese prima degli accordi internazionali contro il traffico illecito – che non hanno carattere retroattivo -, possono essere liberamente venduti.

Questo caso mette in luce un problema ormai frequente nel campo del commercio di antichità: da un lato, il Messico rivendica il valore storico e identitaria dei manufatti, considerati parte integrante dell’eredità culturale. Dall’altro, il venditore si appella ad una legge che, negli Stati Uniti, consente la vendita di questi reperti. Al centro della vicenda si trova eBay, che ha dichiarato di non permettere il commercio di oggetti illegali o trafugati, e di collaborare con le autorità quando emergono segnalazioni di questo tipo.

Allo stesso tempo però, la società sottolinea di non poter identificare in modo indipendente l’autenticità e la liceità dei beni in vendita, lasciando ai commercianti la responsabilità di rispettare le normative. Una posizione che evidenzia le difficoltà nel controllare il crescente mercato digitale delle antichità.