Il Picasso iraniano che il mondo aveva dimenticato

Fra gli orrori della guerra è recentemente emersa la storia del capolavoro surrealista nascosto in un deposito ricco d'arte a Teheran

Il titolo del dipinto, attualmente custodito all’interno del deposito sotterraneo del Museo di Arte Contemporanea a Teheran, è Il pittore e la sua modella. A detta di molti esperti, si tratterebbe del maggiore capolavoro surrealista di Pablo Picasso, che avrebbe anticipato i riferimenti stilistici presenti in Guernica, tela monumentale dedicata agli orrori della guerra, oggi probabilmente più attuale che mai, risalente al maggio 1937. Lecito però chiedersi, come l’opera di cui si sta tanto discutendo, si trovi oggi in Iran e come sia a rischio la sua incolumità, assieme a quella di altri innumerevoli beni culturali presenti nel paese.

Realizzata dall’artista spagnolo nel 1927, Il pittore e la sua modella fu acquistata nel 1977 insieme ad altri importanti capolavori dallo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, grazie ai proventi del boom petrolifero degli anni Settanta. Il venditore del quadro era il mercante svizzero Ernst Beyeler e, secondo alcune ricostruzioni, durante le trattative anche il MoMA di New York mostrò un forte interesse, senza però poter competere con le ingenti risorse economiche della famiglia reale iraniana.

A portare le opere a Teheran e a fondare il Museo di Arte Contemporanea di Teheran (TMoCA) progettato dall’architetto Kamran Diba, fu però l’ultima imperatrice iraniana Farah Diba Pahlavi, la cosmopolita e appassionata d’arte moglie di Reza Pahlavi, nonchè potente simbolo d’emancipazione femminile. Per riempire la neonata istituzione, venne avviata una campagna di acquisti senza precedenti, sostenuta da un budget praticamente illimitato. In pochi anni furono acquisiti capolavori di arte impressionista, moderna e contemporanea, dando vita a quella che è considerata ancora oggi una delle più importanti collezioni di arte occidentale fuori da Europa e Stati Uniti, con nomi come Andy Warhol, Francis Bacon, Jackson Pollock, Mark Rothko e Salvador Dalí.

Il valore della collezione era ben preciso: portare l’Iran al centro al centro del sistema artistico internazionale e affiancare l’arte occidentale a quella iraniana contemporanea. Tutto cambia nel 1979 con la rivoluzione islamica. La monarchia viene rovesciata e il nuovo regime guarda con sospetto a molte opere della collezione, soprattutto quelle con nudi o contenuti considerati incompatibili con la morale islamica, e in alcuni periodi politici, anche Il pittore e la sua modella. Svariati vennero venduti, come il nudo di Willem De Kooning alle autorità post-rivoluzionarie, altri distrutti – tra i casi più noti, il ritratto di Farah Diba realizzato da Andy Warhol – altri ancora, in quegli anni, nascosti agli occhi di un mondo che sembrava indifferente.

Nonostante raffiguri una figura femminile nuda, il Picasso è riuscito a superare anche i limiti imposti dal regime iraniano, venendo esposto in diverse occasioni e, più recentemente, nel 2025, all’interno di una mostra monografica al TMoCA. Il dipinto resta ad oggi il simbolo di una stagione in cui il potere economico legato al petrolio finì per ridisegnare, anche sul piano culturale, le gerarchie del collezionismo globale.