Iran in rivolta, chiudono le gallerie

Le proteste e il collasso dell'economia fermano il mondo dell'arte: gallerie e artisti sono costretti a chiudere le proprie attività

In Iran malcontento nelle strade e il collasso economico hanno colpito anche il mondo dell’arte. Molti galleristi hanno deciso di chiudere le attività a causa della pressione del pubblico e delle proteste in corso. Da quando il governo iraniano ha bloccato l’accesso a internet è difficile ricevere informazioni, ma The Art Newspaper è riuscito a raccogliere qualche testimonianza.

L’incertezza per le gallerie

Tra le voci emerse, quella di un gallerista, che ha rivelato che non era sua intenzione chiudere, in quanto in un momento di profonda crisi gli spazi culturali possono servire come luoghi di rifugio, aperti al dialogo. Tuttavia, quando il numero di uccisioni e arresti è aumentato, la sua posizione è cambiata. La possibile riapertura dello spazio sembra al momento impossibile ed è proprio questa incertezza a preoccupare il gallerista, che descrive questa situazione come insostenibile e difficile da spiegare, soprattutto a chi non la sta vivendo.

La pressione del pubblico sui social

Le reazioni negative da parte del pubblico rappresentano un ulteriore motivazione alla chiusura delle attività. La pagina Instagram Galleryinfo.ir, che promuove eventi artistici a Tehran, è stata attaccata dopo aver postato delle esibizioni in corso nella città. Tra i vari commenti si menzionava la mancanza di empatia verso ciò che sta accadendo e in risposta l’account deciso di ha pubblicare un ultimo contenuto a sostegno delle proteste prima di interrompere le comunicazioni. A questo episodio si aggiunge quello di un critico iraniano, che è stato costretto a chiudere il profilo dopo essersi espresso a favore dell’apertura delle gallerie.

La reazione dall’estero

La preoccupazione verso il possibile scoppio di una guerra colpisce anche chi si trova all’estero. Diversi gli artisti iraniani che non rientrano nel loro Paese per gli scontri. Quanto alla scelta delle gallerie di aprire o chiudere, The Art Newspaper ha invece raccolto la testimonianza di Salman Antifar, fondatore della galleria londinese Ab-Anbar, che si è espresso sugli spazi ancora aperti: «Penso che questa possa essere una prima pratica di democrazia: lasciare che le persone decidano per sé stesse. Se un gallerista vuole mantenere il proprio spazio aperto e lavorare, dovrebbe poterlo fare senza essere deriso o pressato. E chiunque voglia restare chiuso dovrebbe essere libero di farlo».