Biennale di Sydney, uno sponsor si ritira dopo le accuse di antisemitismo

Al cuore del dibattito la DJ Zubeyda Muzeyyen, che avrebbe pronunciato frasi antisemite durante l'inaugurazione della Biennale

Uno dei principali sponsor aziendali della Biennale di Sydney, la più grande manifestazione d’arte in Australia, ha deciso di ritirare il proprio sostegno dopo le accuse di antisemitismo legate alla performance della DJ e Producer Zubeyda Muzeyyen.

Questo martedì, il Consiglio dei delegati ebraici del New South Wales ha presentato una denuncia alla polizia locale riguardante alcune frasi che sarebbero state pronunciate dalla musicista, conosciuta come DJ Haram, durante la festa d’inaugurazione della 25esima edizione della Biennale. Secondo quanto riportato, Muzeyyen avrebbe dedicato un omaggio ai “martiri” e utilizzato lo slogan “lunga vita alla resistenza”, espressione che – come scritto nel documento – è spesso interpretata come un incitamento ad azioni di violenza politica. Il presidente del consiglio David Ossip, ha asserito che le parole proferite dalla DJ potrebbero “incitare odio, forte disprezzo o grave derisione nei confronti degli ebrei o degli ebrei australiani per ragioni razziali”. Il commissario della polizia del New South WalesMal Lanyon, ha dichiarato all’ABC Radio che le autorità esamineranno attentamente le accuse, mentre un rappresentante della Biennale ha assicurato che l’organizzazione collaborerà pienamente con l’indagine.

Sempre durante la giornata di martedì, l’azienda di consulenza PwC – scelta come partner strategico per questa edizione – ha annunciato l’interruzione della collaborazione con l’evento. In una dichiarazione ufficiale, la società ha affermato di aver scelto di ritirarsi perché ritiene che la manifestazione non rappresenti più uno spazio aperto e inclusivo. In realtà, le frizioni tra gli organizzazioni della rassegna e alcune realtà ebraiche erano già iniziate qualche settimana prima. Pochi giorni prima dell’inaugurazione, il Jewish Board of Deputies aveva rifiutato di partecipare a una visita in anteprima della mostra a causa di post sui social media ritenuti da parte di alcuni artisti.

Questo episodio si inserisce in un clima di forte tensione riguardo ai limiti della libertà d’espressione, soprattutto sul confine tra critica allo Stato di Israele e antisemitismo. Un dibattito che negli ultimi anni ha attraversato numerose istituzioni artistiche e grandi manifestazioni internazionali e che, al momento, non sembra trovare una soluzione.