Creature del possibile, il bestiario di Numero Cromatico per Fondazione Ermanno Casoli ed Elica

Il collettivo trasforma l’immaginazione in pratica collettiva, ridefinendo lo spazio del lavoro

“Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo,
ma c’è qualcosa nella sua immagine che si accorda con l’immaginazione degli uomini,
e così il drago appare in epoche e a latitudini diverse”.

(Jorge Luis Borges, Il libro degli esseri immaginari)

Qualche settimana fa, mentre ero nello studio romano di Numero Cromatico, fucina di incessante creatività che spazia tra forme e media differenti, il mio sguardo si è soffermato su un volume di Jorge Luis Borges intitolato Il libro degli esseri immaginari. Il testo, che a suo tempo anch’io ho letto e amato, nel tentativo di fornire uno straordinario archivio delle creature che da sempre si sono manifestate nell’immaginario collettivo, si interroga sul perché queste forme espressive, pur non trovando mai riscontro nella letteratura scientifica, ricorrono “in epoche e latitudini diverse”. Per rispondere a questa domanda dovremmo fare una lunga digressione sul tema delle mitologie, ma forse oggi sarebbe più interessante interrogarsi su come questi immaginari contribuiscono a una risignificazione di un’epoca la cui costruzione epistemologica e identitaria sembra invece essere affidata a una sempre crescente datificazione del reale.

È forse sulla base di domande analoghe che nascono progetti come Esseri a malapena immaginabili, il cui titolo si riferisce espressamente a un altro bestiario della contemporaneità, quello redatto da Caspar Henderson in Il libro degli esseri a malapena immaginabili, e dedicato questa volta al racconto di creature realmente esistenti, le cui caratteristiche appaiono però inverosimili e inimmaginabili. L’obiettivo dell’autore in questo caso è di tradurre quella forma di meraviglia nei confronti del mito in un dialogo con la biodiversità, quantomai necessario in un momento in cui la crisi ecologica impone uno sguardo nuovo sul vivente e sulle sue fragilità.

Non è un caso che l’omonimo progetto di Numero Cromatico trovi accoglienza in E-STRAORDINARIO, programma formativo della Fondazione Ermanno Casoli, ideato e curato da Marcello Smarrelli, e rivolto ai dipendenti del gruppo Elica di Fabriano, azienda italiana all’avanguardia nel design e nella produzione di elettrodomestici per il cooking, oltre che alle imprese che negli anni hanno collaborato con la Fondazione. Partito con un workshop destinato proprio ai dipendenti del gruppo, il progetto si è poi manifestato in una grande installazione permanente, una tenda che come un sipario scenico cela alcuni degli ambienti lavorativi e al contempo apre alla meraviglia continua. Durante il workshop, 18 rappresentanti di diversi dipartimenti aziendali si sono riuniti sotto la guida di Numero Cromatico per comporre, attraverso frammenti di carta colorata, sagome di creature inesistenti. Queste sono state poi analizzate da modelli linguistici di intelligenza artificiale per la produzione di descrizioni narrative. Una volta delineate le caratteristiche di queste creature, i partecipanti hanno poi arricchito la narrazione con storie personali che le vedessero protagoniste. Il nuovo bestiario così composto è stato poi la base di partenza per la produzione di una grande tenda che, alla maniera di altre installazioni del collettivo, prevede un complesso mosaico di tessere colorate che vanno a formare i profili degli stessi animali immaginari ideati dai partecipanti al workshop. In questo modo, creatività individuale e collettiva si fondono. I lavoratori sono chiamati per un attimo a prendersi una pausa rispetto alle ordinarie attività e a coprogettare, integrando la componente analogica e artigianale e aprendosi al pensiero divergente.

Secondo Smarrelli il bestiario diventa quindi «uno spazio simbolico condiviso in cui i partecipanti possono rinegoziare il proprio posto nel mondo del lavoro e, più in generale, nella contemporaneità». Il risultato finale di questo processo collettivo si integra nella bellissima architettura aziendale di Elica, trasformando gli spazi normalmente dedicati al lavoro in portali verso nuove forme di immaginazione, le stesse che secondo Francesco Casoli, presidente di Elica, «contribuiscono a nutrire la nostra capacità di innovare, di rischiare, di immaginare il futuro». Un futuro che per Casoli appare sempre più reale e bisognoso del potenziale immaginifico dell’arte.

Numero Cromatico ci ha abituato da tempo a rivedere la nostra idea di un’arte slegata dalle sfide, dai linguaggi e dalle necessità del proprio tempo. Lo stesso uso dell’intelligenza artificiale come dispositivo per espandere la comprensione del mondo è frutto di questo approccio che coniuga ricerca scientifica ed estetica. Se l’intelligenza artificiale appare sempre più presente nell’esperienza di vita di ognuno di noi, utilizzarla per connettere la creatività umana all’immaginario collettivo è uno dei suoi usi più interessanti. Esseri a malapena immaginabili è la prova tangibile che “the artist is present” e che abbiamo sempre più bisogno di queste forme di ibridazione.

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