L’Istituto Italiano di Cultura di Parigi presenta, in collaborazione con Banca Ifis, Horse Power (Ram), opera di Nico Vascellari, a cura di Pierpaolo Pancotto, inserita nel ciclo delle Opere d’onore. La scultura fa parte della serie Horse Power, un progetto che l’artista sviluppa a partire da una riflessione sul rapporto tra uomo, animale e macchina. Nato da una pratica che intreccia performance e sperimentazione, il ciclo si costruisce attraverso la trasformazione della figura animale in forma plastica, mettendo in tensione la dimensione della forza naturale con quella del progresso tecnologico. Fusa in alluminio, l’opera si colloca all’interno di una ricerca che indaga il rapporto con la natura e con le sue simbologie, riattivando al tempo stesso un immaginario rituale. In questo processo, Vascellari mette in luce le dinamiche attraverso cui la cultura contemporanea si appropria, rielabora e talvolta altera questi elementi, generando forme ibride e ambigue.
Guardandolo, si ha la sensazione che qualcosa non torni del tutto. Ed è proprio in questa lieve dissonanza che l’opera prende forma. Vascellari non costruisce immagini rassicuranti, né allegorie lineari. Piuttosto, mette in scena uno slittamento: l’animale diventa altro, senza però smettere di essere animale. Una soglia, più che una figura. La scelta di presentare il lavoro a Parigi non è casuale. Inserita nel programma Opere d’onore e sostenuta da Banca Ifis, che continua il suo impegno nella promozione dell’arte contemporanea italiana all’estero, l’opera si colloca in un contesto internazionale che amplifica questa riflessione. Non si tratta solo di portare l’arte italiana all’estero, ma di mettere in circolo un immaginario capace di parlare a un presente condiviso, segnato da trasformazioni profonde e spesso contraddittorie.
In questo senso, la scultura dell’artista sembra intercettare un’inquietudine diffusa: quella di un mondo in cui i confini tra organico e artificiale si fanno sempre più porosi. L’animale, un tempo figura di alterità rispetto all’umano, qui diventa terreno di sovrapposizione, spazio in cui natura e tecnologia non si oppongono ma si fondono, generando qualcosa di nuovo e, al tempo stesso, disturbante. C’è anche una dimensione quasi rituale in tutto questo. Non nel senso di un ritorno nostalgico al passato, ma come riattivazione di forze profonde, difficili da nominare. Vascellari lavora da sempre su questo crinale: tra cultura underground e memoria ancestrale, tra gesto contemporaneo e eco arcaica. Horse Power (Ram) continua questa traiettoria, ma lo fa con una chiarezza quasi brutale. Un disagio leggero ma persistente, come se l’opera ci costringesse a riconoscere qualcosa che preferiremmo non vedere, ovvero che la distinzione tra naturale e artificiale, oggi, non è più così netta e che forse, non lo è mai stata davvero.



