Con le mostre dedicate a Mario Schifano e Marco Tirelli, Palazzo Esposizioni Roma costruisce un dialogo tra due momenti cruciali dell’arte italiana: da un lato l’esplosione iconica degli anni Sessanta, dall’altro la riflessione più analitica e metafisica sviluppata dagli anni Ottanta in poi. Il risultato è un percorso che attraversa linguaggi e generazioni, mettendo in relazione due visioni profondamente diverse ma sorprendentemente complementari. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, che conferma ancora una volta la vocazione dello spazio come luogo di confronto tra generazioni e linguaggi dell’arte contemporanea.
Durante l’incontro con la stampa appare evidente come le due mostre siano pensate anche in relazione tra loro. Se Schifano rappresenta la vitalità iconica e pop dell’arte italiana del secondo Novecento, Tirelli porta avanti una riflessione più introspettiva e metafisica sulla pittura. Il risultato è un dialogo tra due generazioni e due modi opposti di intendere l’immagine: da una parte l’energia visiva e mediatica dell’artista originario della Libia, dall’altra la dimensione mentale e quasi cosmica del pittore romano. A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato anche Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, intervenuto durante la conferenza stampa: «Sono molto colpito nel vedere due mostre così importanti qui a Palazzo Esposizioni. Due mostre uniche, che aiutano a valorizzare la dimensione di Roma come grande capitale dell’arte contemporanea, di cui forse c’è un’insufficiente consapevolezza, soprattutto dai romani stessi».


Il sindaco ha inoltre evidenziato il lavoro svolto per la realizzazione dell’esposizione dedicata a Schifano:
«Mi preme segnalare il lavoro difficile e certosino di raccolta dei lavori che vedrete esposti. Sono opere difficili da vedere perché quasi tutte conservate in collezioni private. Vederle accanto tutte insieme fa davvero una certa impressione e di nuovo Palaexpo si caratterizza come un’azienda culturale che non organizza mai mostre scontate». Sulla stessa linea anche Marco Delogu, presidente di Palaexpo, che ha ribadito il ruolo centrale di Roma e del contemporaneo nel progetto espositivo: «Tutto si basa su Roma e sul contemporaneo. Sono due mostre completamente diverse ma convivono benissimo in questi spazi. Da una parte una mostra ex novo come quella di Marco Tirelli e dall’altra una grande forza produttiva che ha portato a prestiti con musei di tutto il mondo e collezionisti privati per la mostra dedicata a Mario Schifano. Torniamo alla centralità della città di Roma con un grandissimo pittore come Schifano e Tirelli, grande esponente della Scuola di San Lorenzo».
Mario Schifano, «artefice di creazioni visive che hanno modificato il nostro modo di pensare»
La prima grande protagonista della presentazione è la mostra dedicata a Mario Schifano, artista tra i più influenti e popolari della scena italiana del dopoguerra. Curata da Daniela Lancioni, l’esposizione raccoglie oltre cento opere e restituisce l’ampiezza della sua ricerca, dalla sperimentazione sui materiali ai celebri monocromi, fino ai lavori legati alla fotografia, al cinema e alla televisione. «Schifano è artefice di creazioni visive che hanno modificato il nostro modo di pensare, con un’arte che ha implicazioni estetiche e concettuali» ha spiegato la curatrice.

Il percorso espositivo si sviluppa nelle sale del piano terra del Palazzo Esposizioni, seguendo un andamento cronologico che racconta la trasformazione della pittura di Schifano in un linguaggio capace di dialogare con la cultura visiva contemporanea e con i media del suo tempo. Durante la conferenza emerge chiaramente come l’obiettivo della mostra sia quello di restituire la complessità di un artista che ha attraversato gli anni Sessanta e Settanta con uno spirito radicalmente innovativo, trasformando la pittura in un campo aperto di immagini e contaminazioni.


Mario Schifano, Aut Aut, 1960. Collezione Galassi Ferrari © MARIO SCHIFANO, by SIAE 2026
Marco Tirelli, «41 lavori che sono finestre sul mondo»
Accanto alla retrospettiva storica, il Palazzo Esposizioni presenta anche un progetto totalmente nuovo: Marco Tirelli – Anni luce, a cura di Mario Codognato. Tra i protagonisti del rinnovamento della pittura italiana dalla fine degli anni Settanta, porta a Roma una grande installazione pittorica composta da oltre quaranta opere, concepite come un unico organismo visivo distribuito nelle sale 9, 10, 11 e 12 del museo. L’artista costruisce un percorso immersivo fatto di geometrie, ombre e simboli sospesi. Ogni lavoro mantiene la propria autonomia ma allo stesso tempo si inserisce in una trama continua, quasi un “teatro della memoria”, dove lo spazio espositivo diventa parte integrante dell’opera.



«Quella di Marco Tirelli – spiega il curatore Codognato – è un lavoro che raccoglie un’infinità di interpretazioni visive; è un lavoro della memoria, che passa da quadri che sono buio assoluto ad altri che sono vere e proprie esplosioni di luce. Del resto, la luce e il buio sono ciò che rimarrà anche quando la vita umana andrà a scomparire».


