Il CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia perde il suo direttore dopo meno di un anno dall’insediamento. Antonio Grulli, critico d’arte e curatore, ha infatti rassegnato le dimissioni dalla guida del museo, interrompendo bruscamente un incarico che avrebbe dovuto segnare una nuova fase per l’istituzione ligure. La sua nomina, annunciata nel 2025, era stata accolta come un segnale di rinnovamento. Grulli, nato proprio a La Spezia ma attivo da anni nel sistema dell’arte contemporanea nazionale e internazionale, era stato scelto per dare impulso a una programmazione più ambiziosa e rafforzare il profilo del museo.
L’arrivo del curatore si inseriva in un momento delicato per il CAMeC, impegnato in un processo di rilancio e ridefinizione della propria identità. Il museo, inaugurato nel 2004 e custode di importanti collezioni legate alla storia artistica del Novecento, negli ultimi anni aveva avviato un percorso di rinnovamento degli spazi e della programmazione culturale. La nuova direzione avrebbe dovuto consolidare questo processo, rafforzando la presenza del museo nel panorama dell’arte contemporanea italiana e intensificando il dialogo con artisti, curatori e istituzioni internazionali.
Un addio che lascia interrogativi
Le dimissioni di Grulli arrivano però in modo inatteso e interrompono un percorso appena iniziato. La brevità dell’incarico solleva interrogativi non solo sul futuro del CAMeC, ma anche sulle condizioni in cui operano oggi i direttori dei musei italiani, spesso chiamati a gestire istituzioni complesse con tempi e risorse limitate. Nel sistema culturale contemporaneo, infatti, il ruolo del direttore si trova sempre più al centro di equilibri delicati tra amministrazioni pubbliche, fondazioni, strategie politiche e aspettative del pubblico.

Per il museo spezzino si apre ora una nuova fase di transizione. Resta da capire quale direzione prenderà il progetto avviato negli ultimi mesi e chi sarà chiamato a guidare la prossima stagione del CAMeC. Se da un lato le dimissioni rappresentano un passaggio critico, dall’altro riportano l’attenzione su una questione più ampia: la difficoltà di costruire progetti culturali stabili nel sistema museale italiano, dove le direzioni artistiche possono cambiare rapidamente e dove il tempo per sviluppare una visione spesso si rivela più breve del previsto.


