Smiljan Radić Clarke è il nuovo vincitore del premio Pritzker

L'architetto ha vinto il premio grazie alla sua pratica inedita che incrocia incertezza, sperimentazione materiale e memoria culturale

L’architetto cileno Smiljan Radić Clarke ha vinto il Pritzker Architecture Prize 2026, il riconoscimento più prestigioso a livello mondiale nel campo dell’architettura. Con questa scelta, la giuria della 55ª edizione ha voluto premiare oltre trent’anni di ricerca progettuale, un percorso in cui l’architettura diventa esperienza, relazione con il luogo e riflessione sulla fragilità come condizione intrinseca dello spazio costruito.

Il premio, istituito nel 1979 da Jay A. Pritzker e dalla moglie Cindy Pritzker, nasce con l’intento di riconoscere architetti capaci di influenzare in modo significativo la qualità dell’ambiente costruito e la vita pubblica. Nel corso dei decenni ha celebrato alcune tra le figure più influenti dell’architettura come Philip JohnsonLuis BarragánRenzo Piano e Zaha Hadid. Nel tempo, il riconoscimento ha premiato visioni molto diverse: dalle forme scultoree di Frank Gehry alle sperimentazioni sostenibili di Shigeru Ban, fino all’architettura sociale di Francis Kéré. Quest’anno invece ha vinto quella che dai giudici è stata definita l’instabilità delle forme di Clarke..

Ph: Pite House, Papudo (2005)

La storia dell’architetto inizia nel 1965Santiago: il padre di origini croate e la madre britannica danno vita a un ambiente domestico profondamente multiculturale, attraversato da memorie, lingue e tradizioni diverse. Inizia a studiare architettura alla Pontificia Universidad Católica de Chile, un percorso accademico segnato da varie difficoltà: Radić Clarke racconta di essere stato a un passo dalla bocciatura, quasi espulso dal sistema che avrebbe dovuto formarlo. È questo episodio a spingerlo a prendere sul serio la sua carriera, trasformando la crisi in una svolta. Dopo anni di viaggi torna a Santiago nel 1995, dove apre il suo studio e inizia a costruire il proprio universo progettuale.

Nelle parole della giuria del premio Pritzker, l’opera di Smiljan Radić Clarke nasce in un territorio di confine, «all’incrocio tra incertezza, sperimentazione materiale e memoria culturale». Le sue architetture sembrano spesso sospese, come se fossero provvisorie o ancora in divenire, con forme che evocano instabilità o incompletezza deliberata. Eppure questa fragilità è solo apparente. Nei suoi progetti, infatti, l’architettura diventa rifugio: spazi raccolti, pensati per accogliere e proteggere, capaci di suscitare emozioni e di invitare chi li attraversa a rallentare lo sguardo, a percepire con più attenzione ciò che li circonda.

Ph: Restaurant Mestizo, Santiago (2006)

Tra le opere che hanno segnato il suo percorso figurano il Restaurant Mestizo, realizzato nel 2006 a Santiago, la Pite House costruita nel 2005 a Papudo, e il Teatro Regional del Biobío inaugurato nel 2018 a Concepción. A questi si aggiunge la House for the Poem of the Right Angle (2013), immersa nei boschi di Vilches, pensata come uno spazio di contemplazione silenziosa, quasi una pausa architettonica dedicata alla riflessione. Uno dei progetti che ha contribuito a far conoscere il suo lavoro a livello internazionale è il Serpentine Pavilion realizzato nel 2014 a Londra, un involucro leggero in fibra di vetro semi-trasparente appoggiato su grandi massi di pietra. La struttura sembrava essere sospesa nel palco, un riparo che accoglieva i visitatori senza isolarli dal paesaggio circostante.

Ph: Serpentine pavillion, Londra (2014)

A chiudere il ritratto del lavoro di Smiljan Radić Clarke sono anche le parole di Alejandro Aravena, presidente della giuria e vincitore del premio nel 2016. L’uomo ha sottolineato come il metodo progettuale di Radić riesca a rispondere a ogni incarico con un’originalità radicale, che ricorda i principi più essenziali dell’architettura e, allo stesso tempo, esplora concetti ancora inediti. La giuria ha inoltre evidenziato come la sua pratica riesca a trasformare luoghi percepiti come periferici o marginali, in ambienti capaci di incidere con forza nel dibattito internazionale.