La Rosso20sette arte contemporanea, a Roma, inaugura SCRAPS, la nuova mostra personale di Alice Pasquini, accompagnata da un testo critico di Jacopo Gonzales. In esposizione una serie di lavori inediti che sviluppano una riflessione sul frammento come elemento generativo dell’immagine, tra collage, pittura e recupero di oggetti urbani. Il progetto nasce dall’osservazione del paesaggio visivo della città e dei suoi residui: manifesti strappati, segni stratificati, immagini parziali che emergono dalle superfici urbane. Pasquini rielabora questi elementi trasformandoli in dispositivi narrativi in cui figure e presenze appaiono come brevi fotogrammi di storie sospese.



Come sottolinea Jacopo Gonzales nel testo che accompagna la mostra, il lavoro dell’artista è composto da « ricordi, apparizioni, porzioni di un immaginario che affiora per lampi. Figure colte di passaggio, presenze che chiedono attenzione, attraverso cui l’artista ci impone due gesti, quello di guardarci intorno e quello di osservare fotogrammi di storie che non conosciamo. Nei margini dello spazio che attraversiamo continuamente, esistono corpi, relazioni, attese, e con SCRAPS (letteralmente ritagli, scarti) Alice ritaglia porzioni di quel paesaggio e li trasferisce nello spazio privato della galleria, dove i frammenti a loro volta si evolvono in oggetti compiuti».


Le immagini, colte come presenze di passaggio, invitano lo spettatore a osservare ciò che normalmente resta ai margini dello spazio quotidiano: relazioni, attese, frammenti di vite anonime che popolano l’ambiente urbano. La mostra riunisce due cicli di opere. Il primo comprende tele e disegni realizzati attraverso pittura e collage, dove il frammento diventa elemento strutturale della composizione. Carte ritagliate e campiture di colore si sovrappongono creando superfici stratificate in cui la distinzione tra fondo e figura si fa incerta, mettendo in discussione l’idea di origine e di conclusione dell’immagine.

Il secondo ciclo è invece composto da segnali stradali dismessi recuperati dall’artista e trasformati in supporti pittorici. Sottratti alla loro funzione originaria, questi oggetti mantengono la memoria dello spazio pubblico ma diventano nuove superfici narrative, in cui l’intervento pittorico non cancella il passato dell’oggetto ma lo integra. In entrambi i casi il frammento non è un residuo ma un punto di partenza: ogni ritaglio, ogni segnale e ogni opera diventa parte di un archivio di storie possibili, uno spazio in cui lo spettatore può riconoscere tracce della propria esperienza urbana.
Dal 14 marzo 2026 al 24 aprile 2026
Rosso20sette arte contemporanea, Via del Sudario 39 – Roma


