Gotico contemporaneo, la ricerca di Bislacchi alla Fondazione Fiminco

Il progetto promosso dal MiC riattiva la tradizione del viaggio formativo degli artisti: Bislacchi a Parigi sviluppa un'indagine sulle architetture gotiche

Ripensare oggi l’idea di Grand Tour significa tornare a riflettere sul rapporto tra viaggio, studio e pratica artistica. Il progetto Il Nuovo Grand Tour, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura insieme al Ministero degli Affari Esteri e all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, nasce proprio con questa intenzione: offrire a giovani artisti italiani under 30 un periodo di ricerca e produzione all’estero, riattivando in chiave contemporanea quella tradizione di viaggio formativo che nel Settecento portava artisti e intellettuali europei a confrontarsi con nuovi paesaggi culturali.

In questo contesto si inserisce la residenza di Bislacchi, vincitore con l’opera Cor del premio speciale Inside Art per il Talent Prize 2024, in corso fino al 15 marzo 2026 presso la Fondazione Fiminco, centro dedicato all’arte contemporanea situato a Romainville, nella periferia nord-est di Parigi. Attiva dal 2017, la fondazione occupa un ex complesso industriale oggi riconvertito in polo culturale, dove studi d’artista, spazi espositivi e programmi di residenza costruiscono un ambiente di ricerca internazionale. Durante il periodo parigino, l’artista ha sviluppato una ricerca legata all’osservazione della città e delle sue stratificazioni architettoniche. Dalle architetture classiche alle grandi cattedrali gotiche, l’attenzione si è progressivamente spostata su elementi spesso considerati secondari ma in realtà centrali nella costruzione dell’edificio: contrafforti e gargouille.

Proprio i gargouille, le celebri sculture mostruose che sporgono dalle cattedrali gotiche, sono diventati il punto di partenza del progetto. Nati come sistemi di scolo per l’acqua piovana, questi elementi uniscono funzione tecnica e dimensione simbolica. A partire da questa doppia natura, pratica e immaginaria, Bislacchi ha avviato una ricerca che mira a ripensarne il funzionamento all’interno di un’opera contemporanea. L’iniziativa si traduce nella realizzazione di una fontana monumentale, in cui la logica costruttiva dei gargouille viene reinterpretata attraverso nuovi materiali e nuove soluzioni formali. In questo lavoro la tela non rimane soltanto superficie pittorica, ma assume un ruolo strutturale, diventando parte integrante dell’architettura dell’opera.

Ne emerge una riflessione sul modo in cui i linguaggi artistici e architettonici si trasformano nel tempo: elementi progettati per una funzione tecnica possono diventare immagini simboliche e, a loro volta, essere riattivati dall’arte contemporanea come dispositivi scultorei. Una parte dei risultati della ricerca sarà presentata il 15 marzo 2026, in occasione dell’open studio della fondazione parigina, momento in cui il pubblico potrà entrare nello spazio di lavoro dell’artista e seguire da vicino il processo che ha portato allo sviluppo del progetto. La residenza diventa così non solo un’occasione produttiva, ma anche un’esperienza di confronto con la città. Proprio come accadeva nel Grand Tour storico, la capitale francese si trasforma in materia di studio e interpretazione, un contesto capace di generare nuove letture e nuove forme.

Bislacchi e la tela come struttura viva

Al centro della pratica di Bislacchi si trova una riflessione sul linguaggio della pittura e sui suoi supporti tradizionali. Il suo lavoro si muove tra pittura, scultura e installazione, mettendo in discussione il ruolo della tela e del telaio: elementi che nella sua ricerca non restano semplici superfici da dipingere, ma diventano componenti strutturali dell’opera. Attraverso torsioni, innesti e assemblaggi, la tela si trasforma in un dispositivo tridimensionale capace di generare forme che richiamano l’architettura e i processi della costruzione muraria.

Questa ricerca si intreccia con riferimenti storici e architettonici che spaziano dalle rovine classiche alle decorazioni medievali, letti come immagini di memoria, trasformazione e stratificazione del tempo. Manipolata, piegata e ricomposta, la tela perde così la sua funzione di semplice supporto pittorico per diventare materia scultorea e dispositivo narrativo, in grado di attivare nuove relazioni tra spazio, forma e colore. Il lavoro di Bislacchi si colloca quindi in una zona di confine tra pittura e costruzione, dove la tradizione del medium pittorico viene riletta attraverso una riflessione contemporanea sulla materialità dell’opera e sul suo rapporto con l’architettura.

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