Figura di primo piano nell’editoria e nel giornalismo d’arte italiano degli ultimi decenni, è morto ieri, giorno in cui avrebbe compiuto 88 anni. Con il suo lavoro ha contribuito a trasformare profondamente il modo di raccontare l’arte in Italia, lasciando un segno duraturo nel mondo dell’informazione culturale.
Nato a Torino nel 1938, aveva iniziato a lavorare nel mondo dell’editoria e della comunicazione già alla fine degli anni Cinquanta. Dopo una prima collaborazione con la rivista Il Dramma e un periodo come copywriter presso l’agenzia Armando Testa, venne assunto nel 1961 alla Giulio Bolaffi Editore, storica casa editrice torinese, al tempo specializzata in filatelia. Nei due decenni successivi contribuì progressivamente a indirizzare l’azienda verso l’ambito artistico, fino a diventarne direttore quando venne acquisita dalla Giorgio Mondadori & Associati. La svolta più importante della sua carriera arriva negli anni Ottanta, quando nel 1982 fondò a Torino la casa editrice Umberto Allemandi e l’anno dopo successivo si dedicò alla creazione de Il Giornale dell’Arte, mensile dedicato alle attualità artistiche e culturali. La sua rivista ha contribuito a ridefinire la narrazione dell’arte in Italia, sviluppando una modalità di giornalismo che si spinge oltre critica e divulgazione, abbracciando l’intero sistema artistico, dalle istituzioni fino al mercato.

Durante la sua direzione – durata quarant’anni – la testata è diventata uno strumento di lavoro per una comunità professionale molto ampia, che comprendeva storici dell’arte, direttori museali, galleristi, collezionisti e studiosi. Accanto a Il Giornale dell’Arte, la casa editrice sviluppò negli anni un catalogo ricco di volumi e collane dedicate alla storia dell’arte, alla museologia e alla critica contemporanea. Attraverso queste pubblicazioni contribuì alla diffusione di studi e strumenti di riferimento per il mondo accademico e professionale.
Nel corso della sua carriera, profondamente intrecciata con l’evoluzione dell’editoria e del sistema artistico italiano, Umberto Allemandi contribuì a ridefinire il modello di informazione sull’arte. Il suo approccio editoriale si fondava su principi chiari: attenzione rigorosa alla verifica delle fonti, un linguaggio limpido e un ritmo redazionale costante. Ma soprattutto sulla convinzione che l’arte dovesse essere raccontata come una cronaca documentata dei fatti e delle trasformazioni del settore, contribuendo a cambiare in modo duraturo il modo di fare giornalismo culturale in Italia.



