Il Libano chiede all’UNESCO una protezione rafforzata per il patrimonio culturale

Il ministero della Cultura libanese sollecita un intervento per garantire una tutela maggiore ai siti storici e archeologici del Paese

Il Ministero della Cultura del Libano ha chiesto all’UNESCO di rafforzare le misure di tutela per il patrimonio culturale del Paese, in un momento in cui l’escalation dei conflitti in Medio Oriente alimenta timori per la sicurezza di monumenti e siti archeologici. L’appello arriva mentre la regione vive una fase di forte tensione che potrebbe mettere a rischio alcune delle testimonianze storiche più importanti del Mediterraneo. La richiesta è stata avanzata dal ministro della Cultura Ghassan Salamé, che ha contattato i vertici dell’organizzazione internazionale per sollecitare una maggiore protezione dei siti culturali libanesi e ricordare agli Stati coinvolti nel conflitto l’obbligo di salvaguardare il patrimonio storico durante le operazioni militari. Tra i luoghi più sensibili figurano il Museo Nazionale di Beirut e diversi siti archeologici iscritti nella lista del patrimonio mondiale.

Negli ultimi anni il Libano ha già ottenuto misure straordinarie da parte dell’UNESCO. Nel 2024 il Comitato per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato ha inserito 34 siti libanesi nella lista internazionale dei beni sotto protezione rafforzata, tra cui luoghi simbolo come Baalbek, Tiro, il Museo Sursock e il Palazzo di Beiteddine. Questo status rappresenta il livello più alto di tutela previsto dal diritto internazionale per il patrimonio culturale. Introdotto dal Secondo Protocollo della Convenzione dell’Aia del 1954, garantisce infatti immunità da attacchi militari e dall’utilizzo dei siti a fini bellici, prevedendo anche possibili sanzioni penali in caso di violazione.

Il patrimonio libanese, che comprende testimonianze fenicie, romane, medievali e ottomane, è da tempo esposto ai rischi derivanti dai conflitti nella regione. Proprio per questo il governo di Beirut continua a sollecitare la comunità internazionale affinché la tutela della cultura resti una priorità anche nei momenti di crisi geopolitica. L’appello alle istituzioni internazionali riflette una preoccupazione più ampia: in contesti di guerra o forte instabilità, la distruzione di monumenti e siti archeologici non rappresenta soltanto una perdita per un singolo Paese, ma per l’intero patrimonio culturale dell’umanità.