A Reggio Emilia l’arte entra nello spazio pubblico per interrogare il modo in cui la società rappresenta le donne. In occasione della Giornata internazionale della donna, il Comune ha promosso la campagna Not Her / Lei non è questo, un progetto dell’artista Elena Bellantoni che utilizza il linguaggio della pubblicità per mettere in discussione stereotipi e immagini sessiste diffuse nei media.

Dal 2 marzo una serie di manifesti è comparsa in diversi punti della città – tra via Farini, via della Croce Bianca e via Matteotti – trasformando gli spazi urbani in un luogo di confronto visivo e culturale sui temi della discriminazione e della parità di genere. Il progetto prende spunto da un archivio di pubblicità storiche, dagli anni Quaranta a oggi, nelle quali il corpo femminile viene spesso utilizzato come strumento per attirare l’attenzione del pubblico o promuovere prodotti di consumo. Bellantoni rielabora queste immagini ribaltandone il significato: slogan e messaggi stereotipati vengono riscritti attraverso un lessico femminista che denuncia sessismo e cultura patriarcale.




La campagna propone così frasi e interventi visivi che invitano a ripensare il modo in cui le donne sono rappresentate nello spazio mediatico e sociale. L’obiettivo è trasformare la comunicazione pubblicitaria – spesso costruita su cliché e doppi sensi – in uno strumento di consapevolezza e critica culturale. Curato da Fulvio Chimento e organizzato dal Comune di Reggio Emilia, attraverso l’Assessorato alle Pari Opportunità, l’iniziativa è realizzata in collaborazione con Fondazione Palazzo Magnani.
Quando il femminismo di Bellantoni conquistò anche Dior
Not Her ha avuto una importante evoluzione internazionale nel 2023, quando è stato scelto dalla direttrice creativa di Dior Maria Grazia Chiuri come scenografia della sfilata Dior prêt-à-porter primavera-estate 2024 presentata al Jardin des Tuileries di Parigi. Per l’occasione Elena Bellantoni ha realizzato una grande video-installazione immersiva composta da 48 collage e animazioni digitali, proiettati su schermi LED alti circa sette metri, che circondavano la passerella trasformando lo spazio della sfilata in un ambiente visivo fortemente politico.

L’opera nasce da una lunga ricerca dell’artista su un archivio di centinaia di pubblicità sessiste dagli anni Quaranta a oggi, materiale che Bellantoni rielabora attraverso collage, slogan e immagini che imitano il linguaggio pubblicitario per poi sovvertirlo. Il progetto si struttura come una sequenza di false réclame: a ogni immagine stereotipata – dalla casalinga perfetta alla segretaria seducente o alla pin-up infermiera – si affianca una risposta linguistica che smonta il messaggio originario e ribadisce il claim ricorrente Not Her, ovvero “lei non è questo”.



Per costruire questa narrazione verbo-visiva l’artista ha scelto di interpretare lei stessa i ruoli femminili presenti nelle immagini, assumendo simbolicamente i panni del “pubblicitario sessista” per rivelarne le dinamiche di potere e i meccanismi di mercificazione del corpo femminile. L’estetica pop e l’accumulo di immagini e slogan riproducono il bombardamento visivo tipico della pubblicità, ma lo trasformano in un dispositivo critico che denuncia come l’immaginario mediatico abbia costruito per decenni stereotipi e ruoli sociali legati al corpo della donna. Portato sulla passerella di una delle maison più influenti della moda, il progetto ha trasformato la sfilata Dior in una piattaforma di discorso femminista, mostrando come arte contemporanea e moda possano collaborare per mettere in discussione i codici visivi che definiscono l’identità e la rappresentazione delle donne nella società contemporanea.





