Big Data e Luoghi della Cultura: come i dati stanno migliorando la gestione dei musei

A Roma istituzioni ed esperti si sono confrontati sull’uso delle tecnologie digitali per valorizzare i luoghi della cultura.

Giovedì 5 marzo a Roma, nella sede della Pontificia Università Gregoriana, si è tenuta la seconda edizione del convegno Big Data e Luoghi della Cultura, promosso dalla Fondazione Delphos insieme al Ministero della Cultura. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana.

L’incontro ha riunito i principali protagonisti del settore culturale come Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale; Marco Amato, Direttivo Musei d’Impresa e Museo Lavazza; Francesco Colace, Membro del Comitato scientifico del Parco archeologico di Pompei; Francesca Maria D’Agnelli, Ufficio Nazionale BCE, Conferenza Episcopale Italiana/ Pontificia Università Gregoriana e Simone Quillici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. L’occasione è servita anche per presentare il nuovo Osservatorio Fondazione Delphos Big Data e Luoghi della Cultura, uno strumento ideato per analizzare il comportamento dei visitatori attraverso un approccio basato sui dati. L’Ossevatorio ha l’obiettivo di incoraggiare la sperimentazione sui big data nel settore artistico e culturale, promuovendo lo sviluppo di competenze analitiche specifiche, secondo una prospettiva che vede i dati come risorse e strumenti di conoscenza su cui fondare la crescita degli spazi artistici e cogliere nuove opportunità per il settore.

«Il Rapporto 2026 non rappresenta soltanto una fotografia statistica, ma nasce per colmare la carenza di analisi strutturate nel settore culturale – ha afferma Sergio Bellini, presidente della Fondazione Delphos. In un contesto globale sempre più competitivo, l’Osservatorio mira a mettere a disposizione di decisori pubblici e operatori culturali strumenti concreti per migliorare l’accoglienza, anticipare i flussi di visitatori e definire politiche tariffarie equilibrate. Comprendere chi visita i musei, quando lo fa e in che modo permette infatti di passare da una gestione reattiva dei beni culturali a una più strategica e proattiva, assicurando sostenibilità economica senza compromettere l’accessibilità».

In una discussione che ha riunito i vari rappresentanti delle istituzioni, Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle principali istituzioni culturali coinvolte si sono confrontati sull’utilizzo dei Big Data nelle rispettive realtà, raccontando come l’analisi dei dati stia diventando uno strumento sempre più centrale per la valorizzazione del patrimonio. «I dati ci permettono di affrontare un mondo nuovo con strumenti nuovi – ha sottolineato Francesco Colace – introdurre la tecnologia nel nostro ambito ci permette di monitorare i nostri beni e coniugare il loro valore con i bisogni degli individui».

Dal monitoraggio dei flussi di visitatori alla comprensione delle abitudini di fruizione, fino alla definizione di strategie per migliorare l’accoglienza e l’offerta culturale, il dialogo ha messo in luce come l’approccio data-driven possa contribuire a una gestione più consapevole ed efficace dei luoghi della cultura.