Un busto del Cristo Salvatore conservato da secoli nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, lungo la Via Nomentana a Roma, potrebbe essere opera di Michelangelo Buonarroti. La nuova proposta di attribuzione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella basilica dalla ricercatrice Valentina Salerno, autrice dello studio Michelangelo. Gli ultimi giorni, frutto di oltre dieci anni di indagini documentarie.
L’iniziativa è stata promossa dall’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, che regge il complesso monumentale e ha sostenuto la ricerca. Secondo quanto emerso dallo studio, l’attuale classificazione della scultura – finora considerata un’opera anonima della scuola romana del XVI secolo – non rispecchierebbe pienamente la sua storia e le sue caratteristiche stilistiche.

La ricostruzione proposta si basa su un ampio lavoro d’archivio condotto su testamenti, epistolari, diari, inventari notarili e atti confraternali, coprendo un arco cronologico che va dalla morte di Michelangelo, nel 1564, fino ai giorni nostri. L’insieme delle fonti, secondo la ricercatrice, permetterebbe di ricondurre il busto del Cristo Salvatore alla mano del maestro rinascimentale.
La ricerca si inserisce anche in una più ampia rilettura degli ultimi anni di Michelangelo. Per lungo tempo si è ritenuto che l’artista, prima di morire, avesse distrutto numerosi disegni, modelli e sculture conservati nella sua casa. Le fonti analizzate suggerirebbero invece un’altra ipotesi: le opere non sarebbero state eliminate, ma messe in salvo e affidate a una cerchia ristretta di collaboratori e allievi.
Alcuni documenti parlano inoltre di una stanza segreta destinata a custodire beni di grande valore. Questo spazio risulterebbe oggi vuoto da oltre quattro secoli, ma la documentazione indicherebbe che disegni, studi e sculture furono progressivamente dispersi attraverso passaggi interni a contesti religiosi e confraternali.
A rafforzare la ricostruzione contribuirebbe anche un episodio recente del mercato dell’arte: durante un’asta di Christie’s a Londra, nel febbraio 2026, è comparso un disegno attribuito a Michelangelo con una provenienza ritenuta compatibile con quella ipotizzata per il busto conservato a Roma. Parallelamente alla ricerca documentaria è stata condotta un’analisi comparativa basata sulle griglie stilistiche elaborate dai principali studiosi di Michelangelo. Secondo i promotori dello studio, la qualità formale dell’opera e alcuni elementi della modellazione del volto risulterebbero coerenti con il linguaggio plastico del maestro.

Un aspetto particolarmente significativo riguarda l’iconografia della scultura. Il volto del Cristo appare trasformato da possibile ritratto umano a immagine spiritualizzata del Salvatore, in linea con le pratiche devozionali e confraternali diffuse nel XVI secolo. Questo elemento rafforzerebbe l’ipotesi di una destinazione religiosa e pubblica dell’opera.
La Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, affidata ai Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Salvatore, ha svolto un ruolo centrale nella presentazione della proposta attributiva. L’ordine ha promosso la creazione di un comitato scientifico internazionale incaricato di valutare i risultati della ricerca, coinvolgendo studiosi provenienti da diverse istituzioni museali.
Secondo quanto comunicato durante l’incontro, anche il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro, ha seguito con attenzione il lavoro degli studiosi, che è proseguito anche durante il recente conclave che ha portato all’elezione di Papa Leone XIV.


