La GNAMC celebra Remo Salvadori con un catalogo e una nuova acquisizione

L'iniziativa ripercorre il lavoro dell’artista attraverso il catalogo della recente esposizione milanese e segna l’ingresso di una sua opera nella collezione del museo

Una serata dedicata alla ricerca di Remo Salvadori alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Giovedì 5 marzo, nella Sala delle Colonne del museo, viene presentato il catalogo della grande mostra che nel 2025 ha attraversato tre sedi simboliche di Milano, Palazzo Reale, il Museo del Novecento e la Chiesa di San Gottardo in Corte, offrendo una delle più ampie ricognizioni recenti sull’opera dell’artista.

L’incontro romano non è soltanto un momento editoriale, ma anche un’occasione per riflettere sul percorso di Salvadori, figura centrale dell’arte italiana dagli anni Settanta, la cui pratica si muove tra scultura, installazione e interventi site-specific. La sua ricerca si fonda su un dialogo costante tra materia, energia e spazio, spesso accompagnato da una dimensione performativa e processuale che coinvolge direttamente il pubblico e l’ambiente in cui l’opera si manifesta.

Durante la presentazione intervengono, insieme all’artista, la direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini, Domenico Piraina – direttore Cultura del Comune di Milano e direttore di Palazzo Reale – e Gianfranco Maraniello, direttore dei Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano. A loro si affiancano le curatrici della mostra milanese, Elena Tettamanti e Antonella Soldaini, che hanno seguito il progetto espositivo pensato come un percorso diffuso tra istituzioni e luoghi storici della città.

La serata segna anche un momento importante per la collezione del museo. L’artista ha infatti deciso di donare l’opera Continuo infinito presente (1985, rielaborata nel 2003), anticipata da un’esposizione temporanea che conclude l’incontro con una visita dedicata. Il lavoro appartiene a una delle serie più emblematiche della poetica di Salvadori. La struttura circolare, spesso realizzata con cavi metallici avvolti a formare un anello continuo, richiama l’idea di un tempo che scorre e ritorna, un movimento senza inizio né fine in cui materia e spazio diventano parte di un processo più ampio.

Con questa acquisizione la GNAMC rafforza ulteriormente la presenza dell’artista nelle collezioni pubbliche e rinnova il proprio impegno nel documentare le ricerche che hanno segnato l’arte contemporanea italiana degli ultimi decenni. La presentazione del catalogo e la donazione dell’opera diventano così due momenti complementari: da un lato la riflessione critica sul lavoro di Salvadori, dall’altro il suo ingresso stabile nel patrimonio del museo romano.

Remo Salvadori, il cerchio come forma e processo

L’allestimento temporaneo dedicato a Salvadori ruota attorno all’omonima opera Continuo infinito presente (1985, 2007), composta da sedici elementi intrecciati in cavo d’acciaio, affiancata dalla versione Continuo infinito presente (1985, 2003), recentemente donata dall’artista alla GNAMC. Le opere sono collocate all’inizio del percorso della collezione permanente. Il progetto è curato da Elena Tettamanti e Antonella Soldaini, già responsabili della grande mostra diffusa dedicata a Salvadori a Milano tra luglio e settembre 2025 e del relativo catalogo.

Realizzata intrecciando cavi d’acciaio fino a generare una forma circolare perfettamente chiusa, Continuo infinito presente rappresenta uno dei lavori più emblematici della ricerca dell’artista. Fin dalla sua prima concezione negli anni Ottanta, l’opera è stata ripensata in diverse versioni che ne rinnovano la presenza nel tempo, riflettendo un’idea di scultura intesa non come oggetto concluso ma come processo e campo di energia in relazione con lo spazio.

La forma del cerchio, essenziale e immediatamente riconoscibile, rimanda a un vasto orizzonte simbolico: dalla ciclicità dei fenomeni naturali al ritmo delle stagioni, dal movimento degli astri alla dimensione cosmica del tempo. La sua continuità richiama inoltre l’immagine dell’eterno ritorno, evocata anche nella figura dell’uroboro, il serpente che si morde la coda, simbolo di un’energia che si consuma e si rigenera senza fine. Per Salvadori il cerchio è «un’interrogazione permanente», un’immagine che trova risonanza anche nei versi di Omar Khayyām: «Il cerchio che tutto compone il nostro andare e venire non si vede dove cominci né dove abbia la fine».