All’82esima edizione della Whitney Biennial, prima ancora dell’apertura ufficiale al pubblico, un’opera è già accessibile a chiunque disponga di un computer e di una connessione a Internet. Si tratta di Camoflux Recall Grotto, un videogioco web-based creato dall’artista colombiano Leo Castañeda che ridefinisce non solo le modalità espositive, ma anche l’idea stessa di esperienza artistica. Nato a Cali nel 1988, Castañeda esplora da anni le intersezioni tra pittura atmosferica, video, realtà mista, dispositivi indossabili e scultura, spesso attraverso la forma del gioco episodico e dell’installazione immersiva.
Commissionato per la Biennale, il lavoro nasce da un processo lungo dieci anni: ogni frame è composto da immagini dipinte a mano dall’artista, che danno vita ad un universo visivo stratificato e completamente immersivo. L’ambientazione, oltre a ricordare la foresta amazzonica brasiliana e la regione paludosa delle Everglades in Florida, affonda le radici nella tradizione Surrealista latino americana e nelle opere di artisti colombiani come Maria Thereza Negreiros, Ever Astudillo e Alfonso Quijano. In Camoflux Recall Grotto, il giocatore assume la prospettiva di un “drone organico” che attraversa un paesaggio primordiale, sospeso tra natura e dimensione cibernetica. L’obiettivo non è sconfiggere nemici o aumentare di livello, ma coltivare un giardino raccogliendo turbolenza liquida (acqua) e intensità elettromagnetica (luce solare). Queste risorse sono necessarie a nutrire quella che l’artista definisce Cyberflora: piccole piante ultraterrene che germogliano all’improvviso che, alla fioritura, rivelano memorie orografiche di mondi passati e futuri.

Il gioco sovverte le tipiche dinamiche videoludiche: quando i semi sono pochi, il ritmo si fa meditativo e intimo, quasi contemplativo; quando invece gli organismi si moltiplicano oltre la soglia della sostenibilità, l’esperienza accelera, mettendo il giocatore di fronte alle conseguenze della crescita incontrollata. È un sistema che simula cicli ecologici e suggerisce una riflessione sui meccanismi dello sviluppo in un mondo dominato dalla tecnologia e minacciato dal riscaldamento globale. Come riferito da Marcela Guerrero, che ha curato questa edizione della Biennale insieme a Drew Sawyer, l’opera si distingue per la sua costanza: lontana dalla violenza e dalla competitività, propone un’esperienza basata sul mutualismo e sulla collaborazione con l’ambiente circondante, due temi fondamentali nella produzione artistica di Castañeda.
Con Camoflux Recall Grotto, la grotta virtuale diventa uno spazio in cui organico e tecnologico si intrecciano, e dove il tempo del videogioco si trasforma in un tempo di cura, attesa e relazione. In un’epoca in cui l’accelerazione è la norma, Leo Castañeda invita a rallentare. E a coltivare.



