In Spazio Morgagni si respira ancora la Milano di una volta

La galleria-bottega, aperta dall'art dealer William Purita intreccia la memoria del quartiere con l'arte contemporanea

A Milano tra Città Studi e Porta Venezia tutto sembra scorrere come sempre, ma al civico 2 di via Morgagni qualcosa è cambiato. Passandoci davanti distrattamente, non c’è nulla che colpisca: sembra un negozio come tanti, uno di quelli che ancora resistono in una Milano sempre più tecnologica e ossessionata dalla produttività. All’esterno è ancora visibile l’insegna scura con le scritte in bianco e arancione Gino Barbiere. Di Gino oggi però resta solo il nome: la barberia è stata acquistata dal gallerista e art dealer milanese William Purita.

Spazio Morgagni nato nel 2024 è, a tutti gli effetti, una galleria d’arte che vive di regole proprie: all’interno i lavabi in ceramica, le sedute nere e il pavimento in piastrelle coesistono con disegni di Gio Ponti, fotografie d’epoca di Lucien Hervé sulle architetture di Le Corbusier e le celebri sfere di Arnaldo Pomodoro. Il contrasto tra l’arredo classico della barberia e la vivacità delle opere crea un’atmosfera unica, tra memoria e sperimentazione. Purita descrive il suo lavoro come di una ricerca costante: trovare, scavare, scovare, un mestiere fatto di incontri e coincidenze. Spazio Morgagni è quindi una galleria-bottega: un archivio di esperienze legate non solo alle opere, ma anche alla storica barberia, che negli anni è stata un punto di riferimento per il quartiere.

Il gallerista ha scelto di acquistare lo spazio per salvarlo da un destino che lo avrebbe trasformato in uno dei tanti ristoranti, preservando al contempo la sua identità originale ed evitando di creare l’ennesima “white cube”. Nel frattempo però, molte botteghe altrettanto iconiche chiudono senza che un passante ne colga il potenziale. Per Purita, alle generazioni future restano due strade: trattare la “vecchia Milano” come una scenografia patinata oppure entrare nella sua materia, accogliendone le tracce e facendole vivere ancora. Spazio Morgagni è già la testimonianza di questa seconda scelta, un luogo dove memoria e contemporaneità dialogano senza rinunciare alla propria autenticità.