È stato affidato al pittore Roberto Ferri il ritratto ufficiale di Papa Leone XIV, recentemente consegnato al Pontefice e destinato agli ambienti istituzionali del Vaticano. Un’opera che entra nel solco della tradizione iconografica dei papi, ma che ha già sollevato interrogativi nel mondo dell’arte contemporanea.

Ferri, autore noto per una pittura figurativa di impronta caravaggesca e barocca, ha definito la commissione «un immenso onore» e «uno dei momenti più significativi del mio percorso artistico». L’artista ha raccontato l’emozione della consegna avvenuta in Vaticano, parlando di «un dialogo silenzioso con la storia dell’arte sacra» e della volontà di restituire «un’immagine non solo istituzionale, ma profondamente umana del Santo Padre».
Se da un lato la scelta conferma l’attenzione della Santa Sede verso un linguaggio pittorico fortemente legato alla tradizione, dall’altro non sono mancate perplessità. In un sistema dell’arte che spesso vede coinvolti nomi di consolidata fama internazionale nelle grandi committenze pubbliche, l’affidamento del ritratto ufficiale del pontefice a un artista percepito da parte della critica come non centrale nel dibattito contemporaneo ha aperto una discussione sui criteri di selezione.

Non è la prima volta, del resto, che l’immagine ufficiale di un papa suscita confronto. Oltre ai ritratti pittorici commissionati per ambienti istituzionali, la Santa Sede diffonde fotografie ufficiali e mantiene viva una tradizione iconografica che include mosaici e rappresentazioni liturgiche. Il caso Ferri riporta però al centro un tema più ampio: quale debba essere oggi il linguaggio visivo del potere spirituale, e quale ruolo l’arte contemporanea sia chiamata a giocare nella sua rappresentazione.
Chi commissiona i ritratti dei pontefici?
La commissione di un ritratto ufficiale del pontefice rientra in una tradizione iconografica plurisecolare, che ha visto confrontarsi con l’immagine del Papa alcuni dei maggiori artisti della storia dell’arte. Se nel Rinascimento Raffaello fissava la figura di Leone X in una delle immagini più celebri del potere pontificio, e nel Seicento Velázquez restituiva con straordinaria intensità psicologica il volto di Innocenzo X, nel Novecento Francis Bacon avrebbe riletto proprio quel ritratto trasformandolo in un’icona perturbante, quasi esistenziale, dell’autorità e della solitudine del potere.


La figura del Papa non è mai stata soltanto un’immagine devozionale, ma un campo di tensione tra rappresentazione ufficiale e interpretazione artistica. Oggi, come allora, la committenza resta interna alla Santa Sede: sono gli organi vaticani competenti a selezionare l’artista e a sottoporre bozzetti all’approvazione finale. Un sistema autonomo che si muove nel solco della tradizione, ma che inevitabilmente pone una domanda: quale linguaggio visivo è chiamato oggi a incarnare l’autorità spirituale della Chiesa?


