Il CFA dà il via libera alla sala da ballo di Trump, ma le proteste continuano

I gruppi per la tutela del patrimonio hanno criticato il CFA per aver ignorato il ruolo del pubblico nelle decisioni relative agli edifici storici del paese

L’idea di Donald Trump di costruire una grande sala da ballo sul sito dell’ala Est della Casa Bianca ha superato il primo grande ostacolo amministrativo il 19 febbraio. Lo scorso ottobre, dopo aver demolito l’Ala Est, il Presidente ha licenziato sei membri della Commissione delle Belle Arti (CFA), sostituendoli con persone appartenenti all’attuale amministrazione. Da quel momento, l’approvazione del progetto è stata rapida: la commissione ha dato il via libera sia alla fase concettuale sia a quella finale, saltando completamente il normale processo di revisione. La votazione si è conclusa sei a zero a favore, con un unico astenuto: James McCrery, vicepresidente della commissione e architetto originale della sala da ballo, che si è ritirato dal progetto a causa di dissensi sulla grandezza della sala.

Il risultato però non sembra rispecchiare l’opinione pubblica: molti americani, il 99% per essere precisi, continua ad opporsi alla realizzazione della sala. Il segretario della CFA, Thomas Leubke, ha rivelato che le critiche dei cittadini riguardano principalmente la demolizione avvenuta illegalmente e senza permessi, le dimensioni della scala – che andrebbe a sovrastare la Casa Bianca -, la violazione dei principi di conservazione storica e la mancanza di trasparenza nei finanziamenti. Molti messaggi sottolineano come la costruzione di una sala dal valore di 400 milioni di dollari, andrebbe a rovinare il valore simbolico dell’edificio, da sempre ritenuto un’emblema dell’eleganza architettonica, di modestia e accessibilità.

Luebke ha rivelato che diversi gruppi per la conservazione storica, tra cui la National Mall Coalition, hanno definito la demolizione dell’Ala Est – avvenuta senza consultare il pubblico – un disprezzo per il ruolo dei cittadini nelle decisioni relative agli edifici storici. Hanno inoltre richiesto di rinviare la votazione, in modo da consentire il perseguimento delle cause legali contro il progetto. I pochi commenti favorevoli sostengono che la costruzione della sala, che comprenderebbe sale riunioni, gli uffici della First Lady e gli alloggi per gli ospiti, potrà rendere gli Stati Uniti “più competitivi” sul piano internazionale, oltre a risultare più efficiente dal punto di vista economico.

Alcuni membri della CFA hanno preso parola per appoggiare il progetto: Chamberlain R. Harris, nuovo commissario e vicedirettore delle operazioni dell’Ufficio Ovale, ha sottolineato che la Casa Bianca, la residenza del Paese più potente al mondo, dovrebbe anche avere la sala da ballo più grande del mondo. Riguardo alle proteste contro alla distruzione dell’ala Est Rodney Mims Cook Jr., presidente della commissione, ha ribadito che l’edificio è stato modificato varie volte nel corso della storia, citando la ristrutturazione della residenza principale durante i mandati di Harry Truman.

Ad oggi, il prossimo passo prevede l’esame progetto da parte della National Capital Planning Commission, composta in gran parte da nominati di Trump, con la seduta fissata per il 5 marzo. Nonostante il rifiuto della CFA di accogliere le richieste del pubblico, diverse istituzioni continuano a opporsi al progetto. Tra queste figura il National Trust for Historic Preservation, che ha avviato un’azione legale contro la demolizione dell’Ala Est e l’iter accelerato della nuova costruzione, invitando i cittadini a far sentire la propria voce. Secondo la Presidente e amministratrice delegata, Carol Quillen, il popolo americano merita di poter esprimere osservazioni e contribuire in modo concreto a orientare le scelte che riguardano riguardano un luogo centrale nella storia e nell’identità del paese.