Ties That Bind, una riflessione sulla poetica dei legami in mostra a Carrara

Mikayel Ohanjanyan porta al mudaC di Carrara un’installazione di sculture che esplora legami, memoria e resilienza

Dal 14 febbraio al 30 agosto il mudaC, museo delle arti di Carrara, presenta Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind, una personale di Mikayel Ohanjanyan. Curata da Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, una piattaforma curatoriale di New York, la mostra si articola attorno a cinque sculture in marmo, concepite come un’unica, potente installazione monumentale. Il catalogo, che sarà presentato nel corso dell’esposizione, comprende un’introduzione istituzionale di Gea Dazzi, Assessora alla Cultura del Comune di Carrara, e testi critici di Cinzia Compalati.

Le opere sono state concepite e realizzate appositamente per Carrara, città che oggi ospita il nuovo studio dell’artista ed è gemellata con Yerevan, sua città natale. In questo dialogo tra luoghi, storie e identità si inserisce il ruolo del mudaC, votato alla sperimentazione e alla contemporaneità, come sede ideale per suggellare e rendere visibile questo scambio culturale. Come sottolineato dalla sindaca di Carrara Serena Arrighi: «Mikayel Ohanjanyan con la sua arte, con il suo lavoro e il suo impegno quotidiano arricchisce la nostra comunità e, allo stesso tempo, contribuisce a far crescere il suo enorme bagaglio culturale».

Ph: Nicola Gnesi

L’arte, un legame universale

In questa prospettiva, l’esposizione esplora i nuclei centrali della ricerca di Ohanjanyan: il legame come forma di connessione, come deposito di memoria storica e come espressione di resilienza. Come spiegano i curatori: «il linguaggio di Ohanjanyan è al tempo stesso profondamente radicato e universale», le sculture quindi restituiscono al pubblico un racconto in cui geografie diverse si intrecciano in un’unica, condivisa esperienza culturale. Per Ohanjanyan il legame – inteso come vincolo e relazione – è un principio fondativo che attraversa dimensioni esistenziali, spirituali e universali, immaginando l’umanità come parte di una rete che connette individui, natura, tempo e storia.

Ph: Nicola Gnesi

Le sculture, composte da due blocchi di marmo uniti da acciaio inox, sono unite da dei cavi in acciaio, metafora di unità e interdipendenza. La forma incompleta e incompatibile delle sculture suggerisce il tentativo di ricomporre una memoria collettiva perduta, un gesto utopico ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro. Attraverso questa materializzazione dei concetti astratti, le opere invitano a riflettere su ciò che unisce gli esseri umani tra loro e con il mondo, offrendo una poetica riconciliazione tra forze opposte e una meditazione sulla condizione umana e sulle strutture invisibili che sostengono la realtà.

Ph: Nicola Gnesi