Il corpo e la parola. Maria Calderara riscrive Tomaso Binga nella FW 2026/27

A Milano, la nuova collezione di Calderara trasforma la poesia visiva di Tomaso Binga in materia tessile: segni, tagli e identità mobili per un progetto che intreccia moda e politica

Un dialogo serrato tra moda e poesia visiva. È questo il cuore della nuova collezione di Maria Calderara ispirata alla ricerca di Tomaso Binga, pseudonimo di Bianca Pucciarelli Menna. La presentazione è in programma venerdì 27 febbraio alle ore 19 allo SPAZIO maria calderara di Milano, in via Lazzaretto 15, dove il progetto espositivo resterà visitabile fino al 13 marzo 2026.

Da anni Calderara costruisce il proprio percorso sulla contaminazione dei linguaggi. In questa stagione, l’incontro con Binga diventa un terreno di riflessione esplicito: non una citazione illustrativa, ma l’assunzione di un metodo. Fin dagli anni Sessanta, l’artista ha intrecciato scrittura, performance e corpo per denunciare l’esclusione strutturale delle donne dal sistema dell’arte. Un posizionamento che la designer traduce in una collezione pensata come “sistema aperto”, dove ogni elemento può essere riscritto.

I capi si configurano come dispositivi mobili: volumi stratificati, materiali sovrapposti, costruzioni prive di gerarchie. Abiti regolabili tramite lacci ed elastici si adattano a fisicità differenti; i cappotti destrutturati tagliati a vivo dialogano con gonne ampie e con il puppet dress, mentre i pantaloni introducono una nuova costruzione più marcata. Dal tailoring maschile derivano giacche senza maniche trasformate in gilet femminili, animate da interventi dinamici sul retro. La cravatta, asimmetrica e removibile, perde la sua funzione codificata per diventare elemento trasformabile; le giacche corte con maniche extra lunghe si convertono in copri-spalla versatili.

La scrittura asemantica di Binga si traduce in segni tessili: piccoli rettangoli di panno bianco creano un tratteggio grafico su abiti e giacche, componendo un discorso visivo in continua mutazione. Le parole affiorano anche nei gioielli, incise su placche metalliche applicate a collane, con estratti da Ti scrivo solo di domenica (1977-78). Vetro di Murano, perle e catene in jersey laminato oro costruiscono un contrappunto tra tradizione ornamentale e tensione concettuale.

Sul piano materico, Calderara insiste su panno stropicciato, feltro, cotone grezzo ed ecopelle lavorata in omaggio a Carta da parato (1976-1977). La firma “Bi” si moltiplica su maglie e pantaloni come modulo ritmico, mentre la palette, bianco, nero e grigio, è attraversata dall’oro del chiné e dal rosso intenso, elemento strutturale del suo vocabolario.

Il tema dell’identità e della disparità di genere, che spinse Pucciarelli Menna ad adottare uno pseudonimo maschile, trova sintesi in un abito rettangolare essenziale, stampato con il dittico fotografico Bianca Menna e Tomaso Binga. Oggi spose(1977). Indossabile su entrambi i lati, il capo mette in scena un ribaltamento simbolico, trasformando l’abito in dichiarazione.

La presentazione è accompagnata da un progetto espositivo realizzato con l’Archivio Tomaso Binga, la Galleria Tiziana Di Caro e Frittelli Arte Contemporanea. Con un testo critico di Francesca Interlenghi, la mostra riunisce opere storiche come Mare (1974), i Grafici di storie d’amore (1972-1973), Scrittura Arrampicata (1976) e lavori dalla serie Lacrime di Sirena (2017-2020), insieme a richiami a lavori fondativi quali Alfabetiere murale (1976).