Il 29 gennaio 2026 Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede sanzioni economiche contro qualsiasi paese che fornisce petrolio a Cuba, che ha definito una “Minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti. In risposta, oltre cento artisti, intellettuali e musicisti cubani hanno firmato una lettera che invita le comunità culturali internazionali a mobilitarsi contro quello che definiscono un “Atto genocida” e a schierarsi in difesa dell’isola.
La lettera, intitolata Cuba is not a threat e diffusa il 16 febbraio dall’Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (UNEAC), racconta la lunga lotta e la resistenza del paese per l’indipendenza, conquistata grazie al sacrificio dei suoi cittadini. I firmatari respingono le accuse del Presidente, definendole infondate, e denunciano gli effetti del blocco petrolifero, che ha paralizzato servizi essenziali, compromettendo il sistema sanitario e educativo e causando carenze di cibo ed energia: «In breve, mirano a spegnere lentamente e sanguinosamente un Paese».

La crisi energetica e le misure statunitensi
L’ordine esecutivo rientra in un contesto di pressione più ampio, che ha visto il sequestro di petroliere venezuelane dirette a Cuba. Secondo il presidente cubano Miguel Díaz-Canel nessun carico di carburante entra nel paese da dicembre, costringendo il governo a limitare la vendita di carburante ai cittadini. Il blocco ha inoltre provocato una drastica riduzione della capacità elettrica del paese: servizi essenziali come trasporti, ospedali e scuole subiscono blackout continui, che arrivano a durare fino alle dieci ore al giorno. Nove aeroporti, incluso l’aeroporto internazionale José Martí, sono rimasti a corto di carburante, tanto da costringere varie compagnie aeree a sospendere i voli. Il blocco ha causato anche la sospensione di vari eventi culturali, tra cui la Fiera Internazionale del Libro.
Purtroppo questo ordine esecutivo si aggiunge ad una lunga storia di pressioni del governo americano verso l’isola. Dopo la rivoluzione del 1959 guidata da Fidel Castro, gli Stati Uniti interruppero progressivamente le relazioni diplomatiche, fino ad arrivare – per ordine del presidente John F. Kennedy – all’embargo commerciale del 1962. Nel corso dei decenni le sanzioni sono state progressivamente rafforzate e, nonostante l’ONU approvi delle risoluzioni per chiedere la fine dell’embargo, queste vengono sistematicamente bloccate da Stati Uniti e Israele. Con Obama si aprì una breve parentesi di allentamento delle restrizioni, ma l’arrivo di Trump ha portato a nuove misure contro l’isola.

La solidarietà internazionale e la resilienza cubana
In risposta all’emergenza energetica, diversi Paesi hanno annunciato aiuti umanitari: il Messico ha spedito centinaia di navi piene di beni, la Spagna ha indetto una collaborazione con le Nazioni Unite mentre la Cina ha manifestato il proprio sostegno politico. La mobilitazione del mondo artistico in un periodo di profonda crisi trascende l’ambito culturale, diventando una presa di posizione politica e un appello internazionale.
Gli autori della lettera sottolineano che Cuba resiste e continuerà a farlo, ma che conta sul sostegno attivo di «tutti gli uomini e le donne onesti, umanisti e di buona volontà del mondo» per prevenire un atto genocida e salvare un popolo eroico il cui unico “crimine” è stato difendere la propria sovranità.



