La Polonia presenterà alla 61esima edizione della Biennale di Venezia il progetto Liquid Tongues, curato da Ewa Chomicka e Jolanta Woszczenko e realizzato da Bogna Burska e Daniel Kotowski. La collaborazione tra i due – un’artista visiva e drammaturga e un performer noto per le sue ricerche sulla cultura e la lingua dei sordi – ha dato vita ad un’opera che intreccia ricerca artistica, performance e riflessione filosofica. Il progetto, prodotto dalla Zachęta – National Gallery of Art e approvato dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia, si presenta come un’installazione audiovisiva che coinvolge Choir in Motion, un coro composto da persone udenti e sorde, che traducono i canti delle balene in codici e canzoni in inglese e nella Lingua dei Segni Internazionale.

Il nucleo della narrazione è costituito da racconti di perdita e di rinascita, dalla rigenerazione della cultura delle balene ai tentativi odierni di recuperare lingue ormai marginalizzate. L’opera si sviluppa su vari piani: visivo, grazie alla cinematografia di Bogna Burska e Magda Mosiewicz; sonoro, affidato alla compositrice Aleksandra Gryka, e corporeo, con onde acustiche che rispondono alle vocalizzazioni e agli echi di ecolocalizzazione delle balenottere franche. La coreografia, ideata da Alicja Czyczel, trae ispirazione dal movimento dei banchi di pesci.

L’installazione si basa sulla teoria del Deaf Gain, che reinterpreta la sordità non come una limitazione, ma come una cultura e un’identità autonome, capaci di offrire nuove forme di espressione. Il team ha creato gran parte del materiale visivo e auditivo in acqua, un ambiente in cui le persone sorde possono comunicare liberamente in lingua dei segni, mentre chi sente genera suoni distorti. Il confine tra aria e acqua diventa così uno spazio di sperimentazione comunicativa, una sorta di specchio in cui linguaggi, corpi e percezioni diverse si incontrano e si riflettono reciprocamente.
In linea con Minor Keys – il concetto curatoriale della Biennale sviluppato da Koyo Kouoh -, che invita a prestare attenzione a ciò che è fragile e spesso trascurato, Liquid Tongues prova a superare i confini della comunicazione e cerca di creare delle collettività soggettive che integrino prospettive diverse, umane e animali.



