Da Suarte Gallery Alessandro Sansoni e la seconda vita della materia

Alla Suarte Gallery di Roma, Alessandro Sansoni presenta Vita Nova, una personale che prosegue e rinnova il messaggio della Blisterart

Il 5 marzo negli spazi romani della Suarte Gallery aprirà le porte Vita Nova, personale di Alessandro Sansoni. Con un titolo che non è soltanto dichiarazione programmatica, la mostra costituisce un dispositivo simbolico: promessa di rinascita, attraversamento del buio, possibilità di una nuova forma dopo la frattura.

Sansoni prosegue a Roma il percorso avviato con la Blisterart, pratica che assume il materiale plastico – spesso di recupero – come elemento cardine di una riflessione tanto formale quanto civile. La plastica, residuo emblematico della contemporaneità, diventa superficie e rilievo, colore e struttura. Non è semplice operazione di riciclo, ma atto di trasfigurazione: la materia scartata si fa tessitura visiva, mappa tattile, organismo pulsante.

Le opere si presentano come campiture dense, stratificate, in cui frammenti modulari emergono da fondi scuri, quasi terrosi. I blister – oggetti nati per proteggere, contenere, isolare – si trasformano in cellule di un nuovo paesaggio. Il gesto dell’artista non cancella la memoria industriale del materiale, ma la sublima, inscrivendola in una grammatica compositiva che alterna rigore geometrico e vibrazione cromatica. I colori primari e secondari si stagliano come segnali vitali in un contesto che evoca, per contrasto, le ombre di un tempo segnato da conflitti, odio, fratture collettive.

Vita Nova continua il messaggio della Blisterart ampliandone l’orizzonte: non solo cura di sé e degli altri, non solo attenzione al destino dei materiali, non soltanto l’idea di una “seconda vita” per la plastica. In questa nuova tappa, il progetto si carica di una tensione ulteriore: indicare una via di speranza dopo il buio. La bellezza, in questa prospettiva, non è ornamento ma atto resistente. È la possibilità di restituire colore a ciò che appare esausto, di generare senso laddove sembra dominare l’entropia.

La mostra si configura così come uno spazio di meditazione sulla responsabilità individuale e collettiva. Sansoni non predica né indulge in facili moralismi; piuttosto, costruisce dispositivi visivi che invitano a sostare, a interrogare la materia e, attraverso di essa, il nostro tempo. La superficie plastica, con le sue trasparenze e opacità, riflette metaforicamente la condizione contemporanea: fragile, esposta, eppure capace di reinventarsi.

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