Addio a Henrike Naumann,  avrebbe dovuto rappresentare la Germania alla Biennale di Venezia

Morta all'età di 41 anni, l'artista era nota per le sue installazioni costruite con arredi e oggetti di design legati alla memoria della DDR

La scena artistica tedesca perde una delle sue voci più riconoscibili, Henrike Naumann, nota per le sue installazioni costruite con arredi e oggetti di design legati alla memoria della DDR. La notizia della sua morte, avvenuta lo scorso sabato all’età di 41 anni, è stata rilasciata dall’Institut für Auslandsbeziehungen, che quest’anno l’aveva selezionata per rappresentare la Germania al Padiglione nazionale della Biennale di Venezia.

Nata nel 1984 a Zwickau, che al tempo si trovava in Germania dell’Est, l’artista ha trascorso gran parte dell’infanzia insieme al nonno che, attivo nella DDR, ha profondamente influenzato la sua visione dell’arte come bene collettivo e accessibile. La sua formazione in scenografia e costume all’Accademia di Belle Arti di Dresda e la specializzazione in scenografia cinematografica all’Università del Film di Potsdam-Babelsberg, hanno contribuito a farle sviluppare una visione dello spazio come ambiente politico e narrativo, in cui ogni oggetto e ogni prospettiva concorrono a costruire senso, memoria e tensione storica.

La sua produzione si fonda sul principio da lei stesso definito come estetica della riunificazione, un approccio che, attraverso l’assemblaggio di oggetti di arredo apparentemente anonimi, genera una sensazione di familiarità perturbante. Le sue installazioni, costruite a partire da mobili, tappeti e telefoni, rievocano abitazioni comuni, una scelta stilistica che fa della banalità uno strumento di critica. In un’intervista del 2022 per la rivista Pin-Up, l’artista ha rivelato che maggior parte degli oggetti utilizzati provengono da piattaforme di vendita come eBay Kleinanzeigen, dove si soffermava ad analizzare soprattutto il modo in cui i privati fotografavano e descrivevano gli arredi.

Questa attenzione per l’ordinario restituisce l’immagine di una Germania ancora inquieta, perseguitata dai fantasmi del passato. Nell’installazione 14 Words del 2018 l’artista ha acquistato tutti i mobili di un negozio di fiori, ricostruendo poi l’interno negli spazi del MMK di Francoforte. Dietro ad un senso di innocenza apparente, Naumann ha nascosto il racconto di una storia drammatica, legata ad ideologie estremiste e razziste: il titolo fa riferimento allo slogan di un movimento neo-nazista responsabile di vari omicidi razzisti, tra cui quello di Enver Şimşek, un uomo di origine turca che gestiva di un negozio di fiori.

Nel 2019 ha presentato Ostalgie (Urgesellschaft) alla KOW Gallery, un’installazione che riproduceva l’arredamento tipico degli appartamenti della DDR. L’artista però aveva sovvertito l’allestimento, collocando sulla parete laterale ciò che avrebbe dovuto trovarsi normalmente sul pavimento. Il suo debutto internazionale è avvenuto nel 2022 grazie alla partecipazione allo SculptureCenter con Horseshoe Theory, un’opera composta da sedie e sgabelli disposti a ferro di cavallo. Una sistemazione che rifletteva con ironia sull’idea che gli estremi politici, sia di destra che di sinistra, siano in realtà molto più vicini di quanto si possa immaginare.

Naumann, consapevole che molti dei suoi lavori potessero risultare poco chiari a chi non fosse familiare con la storia della Germania dell’Est, nell’intervista con Pin-Up rivela l’accessibilità emotiva delle sue opere. Anche senza comprendere ogni dettaglio teorico, i divani, i telefoni e le sedie esposte, trasmettono una memoria collettiva che si percepisce immediatamente, prima ancora di essere analizzata e decodificata.