La National Gallery va verso un deficit strutturale di 8,2 milioni di sterline

Tagli al personale e revisione del programma espositivo delineano una fase di trasformazione delicata per uno dei musei più visitati al mondo

La National Gallery si prepara a una stagione di ridimensionamento interno che contrasta con l’immagine di solidità e crescita restituita solo pochi mesi fa dall’annuncio di una nuova e ambiziosa espansione. A fronte di un disavanzo stimato in 8,2 milioni di sterline per il 2026-27, l’istituzione londinese ha avviato un piano di ristrutturazione che coinvolgerà il personale e l’offerta culturale.

Il deficit si inserisce in un contesto economico complesso. L’aumento dei costi operativi – tra inflazione, oneri assicurativi e nuove aliquote fiscali – si è intrecciato con un sistema di entrate che fatica a crescere. Sebbene il bilancio 2024-25 abbia beneficiato dell’eccezionale successo della mostra dedicata a Van Gogh, capace di attirare 335.000 visitatori, tale risultato non è stato sufficiente a compensare una tendenza più ampia: il numero complessivo di ingressi non è ancora tornato ai livelli pre-pandemici.

Se prima del Covid la galleria accoglieva circa sei milioni di visitatori l’anno, nei dodici mesi conclusi a settembre 2025 il dato si è fermato a 3,8 milioni. La riapertura dell’ala Sainsbury ha segnato un miglioramento, ma la maggior parte del pubblico continua a privilegiare la collezione permanente a ingresso gratuito, limitando l’impatto economico delle mostre temporanee e dei servizi commerciali interni.

In questo scenario, la direzione ha annunciato un programma iniziale di uscite volontarie rivolto ai quasi 500 dipendenti dell’istituzione e della sua divisione commerciale, accompagnato da incentivi economici. Qualora tali misure non dovessero garantire i risparmi necessari, non si esclude il ricorso a licenziamenti obbligatori. Parallelamente, verranno sospese o ridimensionate alcune attività considerate non più sostenibili nell’attuale quadro finanziario.

Anche il programma espositivo potrebbe subire modifiche significative: meno mostre gratuite, una possibile riduzione dei prestiti internazionali, un numero inferiore di grandi esposizioni a pagamento e un probabile aumento del costo dei biglietti. Scelte che interrogano direttamente la missione pubblica della galleria, chiamata a bilanciare accessibilità e sostenibilità economica.

Il museo riceve attualmente un finanziamento governativo annuo di 32 milioni di sterline. Sono in corso interlocuzioni con il Dipartimento per la Cultura, ma non si prevede, al momento, un incremento sostanziale dei fondi pubblici. Il paradosso appare evidente: mentre la nuova espansione architettonica – sostenuta da due donazioni vincolate di 150 milioni di sterline ciascuna – procede verso la realizzazione prevista per l’inizio degli anni Trenta, l’istituzione deve riorganizzare le proprie fondamenta operative. Le risorse destinate al progetto edilizio non possono infatti essere dirottate sulla gestione corrente.