Il British Museum ha annunciato di aver raggiunto con successo l’obiettivo di 3,5 milioni di sterline per l’acquisizione del cosiddetto Tudor Heart, un pendente in oro a 24 carati considerato un unicum assoluto nel panorama del patrimonio britannico. Grazie a questo risultato, il gioiello – databile ai primi anni del matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona – rimarrà nel Regno Unito ed entrerà stabilmente nelle collezioni pubbliche del museo, sottraendosi al rischio di tornare in mani private.
La notizia segna un momento significativo non solo per l’istituzione londinese, ma per il dibattito più ampio sulla tutela del patrimonio: il Tudor Heart è infatti l’unico gioiello conosciuto sopravvissuto al periodo iniziale del regno di Enrico VIII, in particolare ai suoi 24 anni di unione con Caterina d’Aragona, annullata nel 1533. Un oggetto minuscolo nelle dimensioni, ma enorme per densità storica e simbolica.

La raccolta fondi, avviata nell’ottobre scorso, ha rappresentato uno sforzo corale che ha coinvolto fondazioni, istituzioni e cittadini comuni. Dopo una prima donazione di 500.000 sterline da parte del Julia Rausing Trust, il British Museum ha lanciato un appello pubblico per coprire i restanti 3 milioni necessari all’acquisizione. La risposta è stata sorprendente: oltre 45.000 persone hanno contribuito, raccogliendo complessivamente 380.000 sterline, più del 10% dell’obiettivo totale. A queste si sono aggiunte donazioni istituzionali rilevanti, come le 400.000 sterline dell’Art Fund e le 300.000 degli American Friends of the British Museum. Il contributo decisivo è arrivato dal National Heritage Memorial Fund, che ha stanziato gli ultimi 1,75 milioni di sterline, permettendo di raggiungere il traguardo con largo anticipo rispetto alla scadenza di aprile 2026.
Nel commentare l’operazione, Simon Thurley, presidente del National Heritage Memorial Fund, ha sottolineato il valore culturale dell’acquisizione: «Il Tudor Heart è uno straordinario spaccato della cultura della corte di Enrico VIII. Siamo lieti che il nostro sostegno consenta a questo oggetto di essere esposto al pubblico, come parte di un patrimonio che appartiene a tutti noi, per sempre». Thurley ha ricordato come il Fondo, nato 45 anni fa come “risorsa di ultima istanza” per il patrimonio nazionale, abbia contribuito nel tempo a salvaguardare quasi 1.500 oggetti di eccezionale importanza.
Sulla stessa linea le parole del direttore del British Museum, Nicholas Cullinan, che ha letto nel successo della campagna un segnale chiaro: «Questa risposta dimostra il potere della storia di accendere l’immaginazione collettiva. Oggetti come il Tudor Heart devono essere accessibili, perché raccontano storie che non sapevamo di aver perso e che ora possiamo condividere». Cullinan ha inoltre anticipato l’intenzione di organizzare una tournée nazionale del pendente, con tappe anche nel Warwickshire, vicino al luogo del ritrovamento.
Il Tudor Heart era stato scoperto nel dicembre 2019 da un metal detectorista nelle West Midlands. Le ricerche condotte dal British Museum suggeriscono che il pendente possa essere stato realizzato nel 1518 per celebrare il fidanzamento della principessa Maria, allora di due anni, figlia di Enrico e Caterina, con l’erede al trono francese. Il gioiello, apribile come un reliquiario, mostra su un lato la rosa Tudor intrecciata al melograno – emblema personale di Caterina e simbolo di fertilità e appartenenza alla Spagna – accompagnata dalla parola tousiors (forma arcaica di toujours, “sempre”). Sull’altro lato compaiono le iniziali “H” e “K”, unite da un cordone con nappa, a suggellare un legame dinastico e affettivo.



