Morto L, artist* le cui opere “benedivano” gli spettatori

La notizia è stata diffusa da varie gallerie che ospitavano le sue opere, definite come degli "incantesimi", capaci aiutare chi le osserva

È mort* L, artist* che ha avvolto in una forte carica spirituale gallerie e musei internazionali. Durante la sua carriera ha esposto opere in istituzioni come Documenta e il Getty Center, creando quelli che definiva “incantesimi”: delle sculture composte da oggetti sospesi in olio minerale. I suoi lavori, oltre a praticare la spiritualità, sono concepiti come strumenti capaci di aiutare chi li osserva a raggiungere uno stato superiore di consapevolezza.

Nat* come Jason Metcalf nel 1984 in una famiglia mormone dello Utah, era terz* di una tripletta insieme ai fratelli Jenny e Nathan, quest’ultimo morto dopo appena un mese di vita. Neurodivergente a causa di complicazioni alla nascita, L ha intrecciato la propria spiritualità a una concezione quasi mitologica delle triplette. In un comunicato per la mostra del 2023 della galleria 56 Henry a New York spiegava che: “le triplette si considerano dotate — come oracoli — di capacità di vedere, fare e conoscere cose che vanno oltre ciò che può essere misurato o contenuto”.

Il rapporto con i fratelli è da sempre un tema ricorrente nella sua produzione. Dopo il liceo, in una delle prime performance dal titolo Original Skin, l’artist*, dipint* di rosso, si muoveva all’interno di un tubo di lattice lungo oltre sei metri. In un’intervista del 2008 alla rivista 15 Bytes, L ha definito quest’opera un “battesimo” e una “narrazione sulla nascita, che esplora il rapporto tra me, mia sorella e mio fratello”.

La sua carriera inizia a decollare nel 2015, quando è il prim* in assoluto ad essere chiamat* per esporre da JOAN, uno spazio alternativo di Los Angeles fondato da Summer Guthery, Gladys-Katherina Hernando e Rebecca Matalon. Per l’occasione ha realizzato una serie di opere per “benedire” lo spazio e, ancora prima dell’apertura, ha svolto un rituale di purificazione, pulendo tutto il locale e bruciando la scopa insieme alla polvere e i detriti raccolti.

Nello stesso anno, ha presentato Kolob alla Martos Gallery di New York, mostra intitolata come la stella più vicina a Dio secondo le scritture mormone. L’anno dopo, insieme a Naomi Larbi e Grace McGrade, L ha fondato A.S.T.R.A.L.O.R.A.C.L.E.S., definita come “una comunità open source dedicata all’allineamento completo tra corpo astrale e corpo terrestre”. L ha esposto le sue opere a Documenta su invito di Atis Rezistans, il collettivo haitiano noto anche come Ghetto Biennale. Per l’occasione ha presentato uno dei suoi “incantesimi” composto da circuiti e cablaggi elettrici, rendendo esplicita una traiettoria che da sempre ha attraversato la sua ricerca: usare l’opera come dispositivo capace di mettere in relazione piani diversi dell’esistenza.

Nel tempo, L ha trasformato la pratica artistica in un vero e proprio esercizio spirituale condiviso, in cui chi osserva non rimane spettatore passivo, ma diventa parte attiva di un processo di trasformazione. È in questa tensione tra arte, rituale e credenza che si colloca l’eredità più profonda di quest* artist*: aver insistito, con coerenza radicale, sulla possibilità che un’opera possa ancora agire sul mondo – e su chi lo abita – come un atto di cura e di fede.