“Cosa sarà” di Arte Fiera?

Tra novità sostanziali e meccanismi ben rodati, il primo atto della direzione Ferri guarda al futuro, e convince

Giunta alla sua 49ª edizione, Arte Fiera ha riaperto le porte al pubblico dal 6 all’8 febbraio 2026, mettendo a disposizione delle 174 gallerie partecipanti gli storici padiglioni dedicati, il 25 e il 26. Concluso il mandato di Simone Menegoi, avviato nel 2019, la fiera d’arte contemporanea più longeva d’Italia sceglie di affidare la direzione artistica a Davide Ferri – già responsabile, negli ultimi cinque anni, della sezione tematica Pittura XXI – e di affiancarlo a Enea Righi in veste di direttore operativo.

L’atto primo della direzione Ferri è segnato da una certa apertura al nuovo, al futuro – anche il titolo scelto, Cosa sarà?, è sintomatico di una tale disposizione d’animo – e del resto le dichiarazioni d’intenti appaiono comprovate da alcuni significativi cambiamenti strutturali. Nella pratica, l’interrogativo di partenza – “Fino a che punto le fiere d’arte, da molti ritenute obsolete (tuttavia necessarie) possono migliorare?” – viene affrontato per mezzo di modifiche anche sul piano allestitivo, strutturale e commerciale.

Per ciò che riguarda il primo punto, è da segnalare la rinnovata centralità concessa al comparto editoriale. Disposti a raggiera lungo il perimetro dell’area antistante i padiglioni, gli stand delle riviste di settore sono infatti i primi ad incontrare i visitatori, anticipando il percorso vero e proprio che si snoda tra il padiglione 25, maggiormente orientato verso la ricerca contemporanea, e il 26, più incline, di contro, a un’offerta storicizzata.

Circa il lato più specificamente organizzativo, si è assistito, per le sezioni curate che affiancano la Main Section, da cambi al vertice e da un’aggiunta. A raccogliere l’eredità di Ferri, per Pittura XXI, è stata chiamata Ilaria Gianni, curatrice indipendente e cofondatrice dello spazio romano IUNO; a Marta Papini, invece, il compito di sostituire Gian Gavino Piazzola per Fotografia e dintorni, mentre ad Alberto Salvadori – sostituito da Lorenzo Gigotti alla guida di Multipli – è stata affidata la curatela di Ventesimo+, nuova sezione dedicata alle gallerie attive nella promozione dell’arte italiana ed internazionale del Novecento. Confermato, per il secondo anno consecutivo, Michele D’Aurizio, responsabile di Prospettiva – sezione dedicata ad affondi monografici promossi da gallerie emergenti.

Sul versante culturale, invece, questa edizione di Arte Fiera ha colpito per la ricchezza e per la qualità delle proposte – decisamente buono il livello della giovane pittura di figurazione, italiana ma anche internazionale – e, in alcuni casi, anche per la cura nell’allestimento dei singoli stand, più pensati e meno improntati alla logica dello showroom.

Tra i nomi più interessanti, alcune menzioni speciali vanno fatte per Leonardo De Vito (Acappella), Giacomo Serpani di Zazà, e Chiara Sorgato, a cui la galleria Giampaolo Abbondio ha dedicato un solo show, ma anche Luca Rubegni – new entry della scuderia di Francesca Antonini e presente anche nello stand di Romeo Paprocki –, Romane de Watteville (Ciaccia Levi), vincitrice, con I could claim the dreamers from the dreams, del Marval Acquisition Award, e Anna Capolupo: sua la bella tenda dipinta (Rune, 2024) che prende il centro dello stand di Rizzuto Gallery, tra i più puliti e coerenti assieme a quello di Monitor, Galleria Studio G7 e Michela Rizzo.

Ad aggiudicarsi, però, il Premio Rotary è il livornese Gian Marco Casini: il suo focus su Alessandro Manfrin si è distinto “per la qualità e la coerenza della propria proposta artistica”, riuscendo a “sviluppare idee allestitive pensate come parte integrante della ricerca”. Al gallerista modenese Emilio Mazzoli va il Premio ANGAMC, mentre è Mirror n. 18 di Silvia Giambrone (Richard Saltoun) ad aggiudicarsi il BPER Prize, dedicato alla valorizzazione di tematiche femminili: “la sua poetica, tesa a mettere in luce la latenza di valori e comportamenti che sfuggono il rispetto – così recita il comunicato ufficiale della giuria composta da Sabrina Bianchi, Lara Conte e Daniela Ferrari – si esprime attraverso molteplici linguaggi, raffinati e diretti, capaci di colpire il pubblico e trasmettere una riflessione sull’inclusione, la valorizzazione delle differenze di genere, la questione sociale nella prospettiva femminile”. A Liliana Moro (Raffaella Cortese) il Premio Collezione Righi; a Pesce Khete (Colli) il Premio Osvaldo Licini by Fainplast e a Diego Perrone (Umberto di Marino) il Premio Officina Arte Ducati.

Circa i riscontri commerciali, infine, va segnalata la predisposizione di un Fondo Arte Fiera di 100 mila euro: finanziato da BolognaFiere e Cosmoprof e destinato all’acquisizione di opere presenti in fiera, il Fondo potrà contribuire alla solidità di una fetta di collezionismo che però, in queste giornate, ha mostrato una certa esuberanza: a discapito di un certo stallo nelle fasce più alte, infatti – e nel Padiglione 26 non mancano certo i capolavori – sono stati i compratori con disponibilità più limitate a prendersi la scena, assicurando ai giovani artisti, con il bollino rosso – e ai galleristi con loro – se non la certezza, quantomeno una boccata d’ossigeno.